Ideale del Circolo: cultura e cura dell’altro

Si chiama «Circolo Culturale San Francesco» la nuova pagina che attende di essere riempita, configurata o formattata. A prima vista sembra identica a tutte le pagine, ma la novità è grande… Essa ci vede oggi coinvolti qui, nel Salone parrocchiale, ma domani ci vedrà raccolti là, nel Salone proprio, “punto di aggregazione”, “centro di gravità”, “ambiente” o “luogo” per eccellenza, diverso dai “non luoghi” (piazze, centri commerciali, lungomari, bancarelle, stazioni ferroviarie), ora quasi vuoto, ma accogliente, arredato pian piano, con tavolini di condivisione e “angolini” di riflessione, libreria e postazione informatica, che favoriranno l’incontro personale capace di mettere al centro la ricerca di senso per un’adeguata visione del mondo.

Forse più in là il nostro “luogo” si potrà chiamare anche CatanzaroClub, una sorta di ritrovo, nato a lato della chiesa «Sacro Cuore» e aperto ogni pomeriggio, per laici e religiosi, giovani e ex-giovani, credenti e non credenti, dove sarà possibile gustare anche una bevanda o prendere uno spuntino e… far circolare idee e pensieri, creare modalità nuove di fratellanza e di comunione, far crescere e consolidare l’esperienza del “noi”, in modo da permettere a tutto il quartiere di conoscere e approfondire i grandi temi del nostro oggi… Non sarà salotto culturale o oratorio, ma “luogo di socializzazione” in cui rilanciare il gusto di una vita in comune, seguendo un interesse superiore al proprio. Quello che ci manca è portare la gente a riflettere, a prestare attenzione alle sfide, tormenti e speranze, a lavorare non solo per noi stessi e per i nostri figli e nipoti, ma per tutti gli altri…

Ci saranno dunque Antonietta e Elvira, Teresa e Rosalba, Mario e Maurizio, Roberto e Vitaliano, e tanti altri, soci, sostenitori, simpatizzanti ed amici, tutti volontari, convinti che gli incontri personali siano le cose di cui ha veramente bisogno la nostra collettività. Alcuni di loro si trasformeranno in falegnami, arredatori, programmatori informatici, istruttori, insegnanti…. E il risultato sarà sotto gli occhi di tutta la collettività. Vorranno dimostrare cosa c’è di buono in una città nota come deserto intellettuale ed affettivo. In tal modo il Circolo sarà una risposta agli incontri mancati, ai “non luoghi”, al non vissuto, alla noia, alla accidia, alla passività, al silenzio… una risposta che forse la gente sognava, ma non osava immaginare… È tutto il nostro essere ed agire che ha bisogno di rinsanguarsi al di fuori di un pernicioso immobilismo, causato da inerzia o paura di un confronto con una visione attiva della vita.