Ne è valsa la pena!

Serata emozionante, impressionante, toccante e didattica, istruttiva, pedagogica, quella 112ª di seguito, che si è tenuta venerdì 9 febbraio 2018, nel Salone «S. Elisabetta d’Ungheria» presso la chiesa «Sacro Cuore» di Catanzaro Lido. E’ valsa la pena parteciparvi? Sì, ne è valsa veramente la pena! La 2ª Serata cinematografica con la proiezione del film «L’altro volto della speranza» (The Other Side of Hope) di Aki Kaurismäki, la cineconversazione e il «cocktail» − ideata all’interno della 6ª edizione del CineCircolo con il motto: «I giovani con la ‘sorella’-‘madre’ Terra per immagini», ispirata al documento preparatorio del prossimo Sinodo dei vescovi: «I giovani, la fede e il discernimento vocazionale», ma anche all’enciclica Laudato si’ di papa Francesco e alla preghiera-inno Cantico delle creature di frate Francesco − ci conteneva tutti.

L’argomento del film del regista finlandese: «L’accoglienza, una caratteristica dl cristianesimo», presentato a grandi pennellate dalla curatrice Teresa Cona, dopo l’ascolto delle parole di Papa Francesco «Non lasciatevi rubare la speranza», tratte da un album musicale, ha subito innescato interesse e ha generato calore umano. Ci è ormai evidente che sulla capacità di accoglienza si gioca la nostra condizione di esseri umani o, al contrario, il nostro scivolare sempre più in quelle barbarie bestiali che affiorano qua e là, in questa terra − contrassegnata dai flussi migratori, con tutto il loro carico di sofferenza − che deve essere casa per tutti. Tutti avvertiamo, nella concreta quotidianità dell’esistenza, quell’istanza che è sempre più decisiva: in un tempo in cui vi sono forme di povertà nuove e diversificate (oltre ai migranti, i giovani vulnerabili, le famiglie fragili, i carcerati) e in cui appare con chiarezza come sia faticoso per tutti il duro mestiere di vivere, è fondamentale riscoprire l’esigenza della prossimità, del farsi prossimo, dell’essere vicino l’uno all’altro. «È sull’impegno quotidiano alla prossimità, l’unico vero antidoto a quella che papa Francesco ha definito a più riprese la “globalizzazione dell’indifferenza” [a partire dal viaggio a Lempedusa dell’8 luglio 2013], che sta o cade anche la capacità di accoglienza» (L. Monti). La verità dell’accoglienza cristiana è tutta qui: nel cammino della prossimità. «Accoglietevi gli uni gli altri − ci ha ammoniti l’apostolo Paolo − come anche Cristo ha accolto voi, per la gloria di Dio» (Rm 15,7). Tutta la nostra vita sotto il sole è nient’altro che la risposta a questa unica, quotidiana, eterna domanda: «Ti sei fatto prossimo al tuo fratello e alla tua sorella in umanità?». Tutta la nostra vita e tutta la nostra accoglienza è la responsabilità di questa risposta.

«Tutto quello che possiamo fare − dice The Other Side of Hope − è fare del nostro meglio, anche quando i nostri sforzi si traducono in gesti assurdi e paradossali, e i risultati sono comici, demenziali e irresistibili come certe scene e certe battute ambientate in un ristorante indimenticabile che si chiama “La pinta dorata”, ed anche quando un nazista ci accoltella, ma c’è nostra sorella da aiutare, e quindi andiamo avanti» (F. Gironi), senza perdere la speranza.

(pa)




Buon Anno 2018… per essere dono e generare dono

Buon Anno 2018… per essere dono e generare dono. Il Natale ci ha messi in marcia, fuori da noi stessi, per incontrare l’altro da noi, specie se egli è piccolo e indifeso, mettersi decisamente al suo servizio e agire secondo le «quattro pietre miliari«, indicate dal Papa Francesco, nel suo Messaggio per la 51ª Giornata Mondiale della Pace: «accogliere», «proteggere», «promuovere» e «integrare».

E’ il pensare in grande, la lungimiranza, l’abbracciare la complessità della vita che consente di intuire e perseguire nuove piste, percorsi e spazi di speranza. Tutto questo richiede il coraggio di ascoltare e di leggere la realtà intorno a noi e dentro di noi, di imparare a discernere, di capire cosa vogliamo e cosa è frutto delle proiezioni degli altri su di noi, cosa ci è stato indotto come essenziale e invece ci sta sviando…

La nostra primaria vocazione è al dono di sé, che è l’espressione più alta, più nobile e più concreta dell’amore, ed è per il presente, per l’oggi, per il nostro tempo. Siamo quindi invitati a «non perdere l’opportunità di sognare in grande e di diventare protagonisti di quella storia unica e originale che Dio vuole scrivere con noi», qui e ora (Messaggio per la 55ª Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni, 3 dicembre 2017), trasformando le potenziali minacce in occasione per un balzo in avanti sul cammino dell’umanizzazione, della riconciliazione, della pace. E’ bello, ed è una grande grazia, essere dono e generare dono, con rinnovata passione, nel 2018, che si prospetta ricco di sorprese, eventi e doni.

Consiglio direttivo del Circolo

 

 




WikiCircolo 2018: I giovani con la ‘sorella’-‘madre’ Terra

E’ già online il depliant della 6ª edizione del WikiCircolo, dedicata ai giovani, in vista del Sinodo dei giovani che si terrà ad ottobre 2018! La nuova edizione, quindi, si colorerà della gioia dei giovani. Infatti, il suo leitmotiv è: «I giovani con la ‘sorella’-‘madre’ Terra». Si comincia venerdì 12 gennaio 2018, alle ore 19, nel Salone «S. Elisabetta d’Ungheria», presso la chiesa «Sacro Cuore» di Catanzaro Lido. Venerdì 19 gennaio invece riparte la 6ª edizione del CineCircolo, anch’essa all’insegna dei giovani, dal tema conduttore «I giovani con la ‘sorella’-‘madre’ Terra per immagini».

La 6ª edizione del Wiki– e CineCircolo «ci invita a ricuperare l’alleanza inter– e intragenerazionale, universale e cosmica, praticata da frate Francesco e promossa da papa Francesco, e, attraverso lo scambio di idee e il confronto delle voci dei giovani con le istituzioni, le comunità, gli educatori e i pastori, a progettare insieme un possibile avvenire, unendo creatività, energia, forza e saggezza per il bene dell’umanità, della società e della ‘sorella’-’madre’ Terra. Un cantiere di dialogo, di proposte, di iniziative… e un luogo in cui tessere relazioni improntate alla fiducia, alla condivisione, all’apertura fino ai confini del mondo».

Il Circolo conta su di voi. Per iscriversi ad esso, riceverne la tessera associativa o rinnovarla e saperne di più, non esitate a contattarci e frequentare questo portale e la pagina di Facebook. È una straordinaria opportunità di condivisione e di fraternità, indirizzata a tutti, vicini e lontani.

A presto, dunque, alla 1ª Serata conviviale con «aperitivo», pieni di passione e di creatività, uniti e ringiovaniti.

(pa)

 




A Natale…

A Natale, nel Bambino di Betlemme, inerme e indifeso, a tutti viene offerta una inversione di logica, di comportamento, di prospettiva: dal grande al piccolo, dalla forza alla debolezza, dal potere al dono. Accogliendo anche noi questa inversione − la via natalizia della piccolezza, dell’umiltà e della gratuità −, potremo essere segno della potenza dell’amore, presenza di condivisione e di comunione, «incipit» di un avvenire di fraternità universale e cosmica, e saremo capaci di osare la nuova avventura: narrare con il linguaggio della nostra cultura, in vertiginoso mutamento, la perenne «buona notizia» che riguarda tutta l’umanità: la nascita di Gesù è abbraccio tra giustizia e verità, incontro tra sacro e profano, speranza e profezia di pace e di vita in pienezza.

Amici e Soci, tantissimi auguri di buon Natale e di buon Anno 2018

Consiglio direttivo del Circolo




Salve, «Regina di tutto il creato»

Al timone della 6ª Serata conviviale con «aperitivo» dal titolo: «Maria, Regina di tutto il creato», che si è svolta venerdì 1 dicembre 2017, due ospiti eccezionali: don Gesualdo De Luca − vicario episcopale, docente dell’Istituto Teologico Calabro «S. Pio X» di Catanzaro e assistente ecclesiastico regionale del Movimento Apostolico, e don Michele Cordiano − padre spirituale di Natuzza (Fortunata) Evolo e direttore nazionale dei Cenacoli di Preghiera «Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime» ispirati alla spiritualità della Mistica di Paravati. La loro presenza è stata un dono inestimabile per tutti noi. Ci hanno regalato delle stupende pennellate antropologico-teologico-mariane, spronandoci a invocare la «Regina del creato» per la protezione dalla distruzione, inquinamento, devastazione della «sora nostra matre Terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba» (Cant, v. 9: FF 263). All’appello non si è presentata Lina Martelli, responsabile del gruppo parrocchiale della Milizia dell’Immacolata di Catanzaro Lido, richiamata urgentemente a Milano per dare l’ultimo addio a suo fratello. Ci avrebbe certamente ricordato la celebre frase che s. Massimiliano Kolbe, fondatore della Milizia dell’Immacolata, ha lasciato all’umanità di tutti i tempi: «Soltanto l’amore crea», tanto più se è connesso con Maria, «vertice dell’amore della creazione», perché in lei «avvenne il miracolo dell’unione di Dio con la creazione» (Scritti, Roma 1992, 721).

Una Serata ricca di suggestioni, impressioni, domande ed emozioni. Ad aprirla un video musicale: «Regina Coeli − C-Dur KV 276», di Wolfgang Amadeus Mozart, e l’ascolto del brano dell’enciclica Laudato si’ (n. 241), letto da Nunzio Familiari. E a chiuderla un altro video: «Alleluia – Lode cosmica», la foto di gruppo ed «aperitivo». Fiume di gratitudine e di applausi a due magnifici protagonisti, allo Staff della 5ª edizione del WikiCircolo e a tutti i soci del Circolo, sostenitori ed amici, pronti a collaborare e fieri di tenerlo in vita, con ardore, passione e gioia. Alla prossima edizione, a beneficio di tutti, vicini e lontani!

Piotr Anzulewicz OFMConv




Canto di gratitudine

«Exploit» di pubblico, venerdì 17 novembre 2017, al Circolo, per la 5ª Serata conviviale con «aperitivo» dal titolo «Gratitudine per i doni della creazione», la 104ª di seguito, ideata in concomitanza con la 67ª Giornata Nazionale del Ringraziamento e celebrata domenica scorsa, il 12 novembre, come «invito a guardare ai frutti della terra e all’intera realtà del mondo agricolo nel segno del rendimento di grazie», ma anche come «memoria viva ed efficace della rinnovata risposta degli agricoltori ai doni del Signore», e in preparazione alla 1ª Giornata Mondiale dei Poveri istituita al termine del Giubileo della Misericordia nella Lettera apostolica «Misericordia et misera» da Papa Francesco per stimolarci a «reagire alla cultura dello scarto e dello spreco, facendo propria la cultura dell’incontro». Una Serata speciale, con il programma speciale, tra le due domeniche speciali, nel luogo speciale: Salone «S. Elisabetta d’Ungheria», e nel giorno speciale: giorno di festa di s. Elisabetta, definita «Regina dei poveri» o «Madre Teresa del 1200», fedele discepola di frate Francesco, «testimone della genuina povertà».

Alla tavola rotonda sono intervenuti ospiti di eccezione: Beniamino Donnici, psichiatra e psicoterapeuta, già colonnello medico dell’Esercito e già assessore al Turismo e Beni Culturali della Regione Calabria e parlamentare europeo, autore del libro «7 giorni. Diario dall’Isola di S. Giulio in dialogo con Madre Cànopi» (Edizioni Paoline, 2016); Stefania Rhodio, coordinatrice regionale del Rinnovamento nello Spirito Santo; Mario Caccavari, perito chimico presso l’Istituto Tecnico Industriale «Guido Donegani» di Crotone, pensionato felice. La loro notorietà ha richiamato moltissimi intervenuti, che hanno preso d’assalto il Salone, che per le sue troppo piccole dimensioni ha reso impossibile la partecipazione di tutti. Gli interventi dei tre protagonisti sono stati seguiti con alto interesse. La platea più volte ha applaudito le loro narrazioni, esposizioni, suggestioni…

La foto di gruppo ha cristallizzato i presenti in una atmosfera gioiosa di ringraziamento, mentre il M° Luigi Cimino, in sostituzione di Ghenadi, ci ha fatto ascoltare, in sottofondo, dai video musicali, tre canti: «Lode al nome tuo» − il canto tratto dal CD «Grazie», «Stai con me» − il canto interpretato da Stefania Rhodio e Renato Cusimano nella trasmissione di don Francesco Cristofaro «Nella fede della Chiesa» su «Padre Pio TV», e il «Canto del mare» di mons. Marco Frisina.

La Serata si è conclusa con una piccola rinuncia alla solita pizza, visto che il Circolo ha voluto rimanere solidale con i poveri e in sintonia con la loro 1ª Giornata Mondiale. Il buffet comunque è stato offerto dalle signore affezionate al Circolo. Si è festeggiato anche l’onomastico di Elisabetta Guerrisi che ha voluto offrire dei pasticcini in onore della sua santa Protettrice, pur non potendo essere presente, perché è già rientrata nella sua Roma per impegni improcrastinabili.

A tutti un immenso grazie.

(tc/pa)




Usciremo alla gloria… e l’amore sarà pieno

Le ‘acrobazie’ del Circolo sono alla fine sempre premiate. Venerdì 10 novembre 2017, la 103ª Serata di seguito − 4ª cinematografica della 5ª edizione del CineCircolo − ha visto, come la precedente, un inatteso “ritocco” nel programma. La pellicola «Il superstite» di Paul Wright è stata felicemente sostituita con un’altra: L’attesa di Piero Messina, lasciando invariato comunque l’impianto generale del programma e il tema della conversazione: Lutto. Ospite d’eccezione, presente all’intera Serata, don Vincenzo Lopasso, professore e direttore dell’Istituto Teologico Calabro «S. Pio X», biblista di chiara fama, salutato a metà della proiezione anche dal gruppo parrocchiale del Rinnovamento nello Spirito con la responsabile Giulia Ariosto.

La Serata ha avuto inizio con un video musicale «Amazing Grace» («Grazia incredibile») di John Newton, su cui lapide nel cimitero di Londra sono incise, per sua volontà, le parole pronunciate poco prima di morire (1807): «John Newton, ecclesiastico, un tempo un infedele e un libertino, servo degli schiavisti in Africa, fu, per grazia del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo, conservato, redento, perdonato e inviato a predicare quella fede che aveva cercato di distruggere».

Ha seguito dunque la proiezione del lungometraggio di Piero Messina, regista siciliano, classe ’81, allievo di Paolo Sorrentino, un altro che ha più fan tra gli spettatori che critici a favore. Un film con un vuoto, un buco, un assente in mezzo: il figlio morto della matrona fatto diventare il fidanzato “lontano” della ragazza francese, da rimpianto a desiderio. Il cinema di Messina, così acerbo, eppure così vivo e orgogliosamente borghese, si struttura attorno a questo vuoto, lo guarda e ne ha paura, lo costeggia e lo nasconde, ne sta alla larga. E mette continuamente in scena questa dinamica, i drappi di velluto sugli specchi, le finestre chiuse, la processione mascherata e ovviamente le bugie della protagonista. Accattivante la colonna sonora: pezzi originali del regista e pezzi celebri, come Missing di XX e Waiting for the Miracle di Leonard Cohen. Gli uomini sono sempre muti o di passaggio. Il mondo è delle Madonne e per il loro patire. A parere di Gianluca Arnone, giornalista e critico cinematografico, è «un film di donne e di fantasmi, di crepe e vertigini di cuore, e di manipolazioni, per schermare il dolore, truccare la vita. Ispirato a una novella pirandelliana e ambientato in una villa decadente nell’aspra campagna siciliana (Chiaramonte Gulfi), L’attesa ricorda un po’ il Godot di Samuel Beckett e molto L’avventura antononiana, dove la sparizione di Lea Massari era il motore del racconto e la stessa ingegneria poetica del film».

E’ ‘oscenamente’ bello, senza la bara e il carro funebre, ma con due donne, Anna e Jeanne, unite da un lutto da esorcizzare. Brava Juliette Binoche dal volto sofferente e magnetico, ma che sorpresa Lou de Laâge dal volto ingenuo e candido! Anna vive in una grande villa nella campagna siciliana, ancora allestita a lutto, quando riceve la telefonata di una ragazza Jeanne, ragazza del figlio Giuseppe, che l’ha invitata a passare qualche giorno da lui. Anna la invita volentieri, anche se il figlio non c’è. È come sparito, ma entrambe sono disposte ad aspettare il suo arrivo che forse non ci sarà mai. Ciò che gli altri sostengono debba scorgersi in filigrana, Messina lo fa traboccare, con un tripudio di effetti estetizzanti e continue sovrapposizioni di luci e suoni, in superficie, esteriorizzando i sentimenti e raccontando l’assenza con la sovrabbondanza stilistica, il vuoto con il pieno. «Questo film nasce da ricordi d’infanzia – confida il regista −, da una serie di suggestioni e soprattutto da una cosa che mi ha raccontato un amico, ovvero la storia un padre che, dopo la morte del figlio, aveva deciso di non parlarne tanto che a un certo punto anche chi gli era intorno faceva finta che quel fatto non fosse mai davvero accaduto». «È terribile – aggiunge – nei funerali vedere tante persone, anche bambini, che piangono verso un pezzo di legno. Così è anche possibile decidere di credere a una cosa che è al di là della realtà».

La verità della morte, nascosta ai più, dura e incomprensibile, ha ricevuto una luce. Gesù risorto ha svelato il suo mistero. Siamo immortali, nati per la vita duratura, perenne, eterna. Questo del resto spiega l’inaudita sproporzione tra il nostro desiderio di felicità e ciò che riusciamo ad ottenere in questa vita. Siamo immortali nel momento del nostro concepimento, e questa vita ci è data per scoprire la nostra autentica dignità, la misura della grandezza della nostra chiamata, il nostro destino immortale. Il cimitero allora non contiene il loculo del destino ultimo del singolo uomo. Non è una buca nera del nulla e, conseguentemente, la storia non è la “fossa comune” dell’intera famiglia umana. Questa è la nostra granitica fede: la nostra tomba, per la potenza della risurrezione di Cristo, diventerà una culla, da cui usciremo alla gloria. Per la sua risurrezione, «una parola prima quasi impronunciabile e poi grido da irradiare dai tetti del mondo», come ha detto il 3 novembre 2014 Papa Francesco, durante la Messa presieduta nella basilica di S. Pietro, in suffragio dei cardinali e vescovi defunti nel corso dell’anno. La risurrezione: in Cristo questo mistero così grande, decisivo, sovrumano «non solo si rivela pienamente, ma si attua, avviene, diventa per la prima volta e definitivamente realtà». In quell’istante zero la fede cristiana conquista la sua unicità. Egli è risorto, anzi, egli è la risurrezione. Per il cristiano allora il problema è quello di guardare in faccia la morte, di non mutarle nome, di vigilare perché non si taccia su di essa, ma anche di impedire che si enfatizzi fino a ritenerla la forma unica e ultima della realtà. La morte, «sora nostra morte corporale» (Cantico delle creature, v. 12: FF 263), va vista come passaggio verso un’altra dimensione di questa stessa vita, verso la pienezza che Dio desidera darci: l’amore sarà pieno e totale.

Dopo le comunicazioni relative al Circolo e l’annuncio del prossimo evento, è risuonato quindi il gioioso «Hallelujah», cantato da Artem, Julia, Marsel e Xenia, fantastici bambini russi.

Una Serata triste, ma al contempo lieta, ricca di contenuti, vivace e stimolante per noi e per il pubblico. Alla prossima. L’appuntamento è a venerdì 17 novembre, con la Serata conviviale dal titolo: «Gratitudine per i doni della creazione».

 

pa/tc

 




Famiglia – sede dove si coltiva il rispetto…

Una Serata eccezionalmente bella e interessante, quella che si è tenuta venerdì 3 novembre 2017, la 4ª conviviale con «aperitivo» dal titolo: «Famiglia − sede della cultura della vita e luogo dove si coltiva il rispetto per l’ecosistema locale e la protezione di tutte le creature» (Laudato si’, n. 213), ideata nell’ambito della 5ª edizione del WikiCircolo ed offerta dal Circolo a chi abbia inteso accogliere l’invito a parteciparvi. Nel corso del programma, come sempre caratterizzato da varietà e molteplicità di aspetti, alla tavola rotonda sono intervenuti ospiti d’eccezione: Antonio e Carmela Sità, Ninetta Crea, Maria Le Pera e Alex Scicchitano.

I coniugi Sità − lui ingegnere e consulente di direzione e lei docente di matematica e di fisica −, entrambi collaboratori dell’Ufficio diocesano per la pastorale della famiglia e promotori del progetto «Mistero Grande» nella parrocchia catanzarese «S. Teresa di Gesù Bambino», alternandosi al microfono, hanno illustrato, con il supporto della suite Office PowerPoint e un filmato personale, il loro impegno nel sostenere quelle coppie di sposi che, nel desiderio di vivere pienamente la grazia del sacramento del matrimonio, sperimentano la bellezza del «far Chiesa in casa».

Alex Scicchitano, studente di sociologia all’Università degli Studi «Magna Graecia» di Catanzaro, con il suo brillante intervento ci ha portati a riflettere sul cambiamento culturale che ha interessato la famiglia partendo dai secoli scorsi, quando vigeva ancora il patriarcato dispotico ed oppressivo, e giungendo alla rivoluzione culturale che ci ha consegnato la famiglia attuale, con le sue conquiste e le sue fragilità.

Ninetta Crea, insegnante in pensione, ha condiviso con noi la sua esperienza scolastica a contatto con bambini e ragazzi e la sua attenzione alla loro formazione orientata a guardare l’altro come persona da rispettare e l’ambiente naturale come bene comune da salvaguardare e custodire.

Infine, Maria Le Pera, anch’essa insegnate in pensione, ci ha ricordato come la scuola già venti anni fa si preoccupava di sensibilizzare le giovani coscienze su argomenti che adesso sono di attualità scottante, come ad esempio il risparmio energetico, il riciclo di materiali, la solidarietà, l’educazione al rispetto dell’altro e all’alleanza tra l’uomo e la terra, in una reciprocità da riconoscere davanti a luoghi dove la bellezza esteriore si è fatta segno di una bellezza interiore, ma anche davanti ai tristi scempi dell’ambiente naturale, provocati dal peccato degli uomini.

La famiglia e la scuola: sono questi gli ambiti in cui si forma la personalità del ragazzo. La famiglia comunque ha l’importanza centrale per un’autentica crescita umana, perché «costituisce la sede della cultura della vita». «Nella famiglia − scrive Papa Francesco nell’enciclica Laudato sì’ − si coltivano le prime abitudini di amore e cura per la vita, come per esempio l’uso corretto delle cose, l’ordine e la pulizia, il rispetto per l’ecosistema locale e la protezione di tutte le creature. La famiglia è il luogo della formazione integrale, dove si dispiegano i diversi aspetti, intimamente relazionati tra loro, della maturazione personale» (n. 213).

Un incontro istruttivo che ha tenuti “attenti” ed affascinati i partecipanti. Molti gli applausi indirizzati ai relatori. Rimane un senso di dispiacere per tutti coloro che si sono fatti sfuggire un incontro così educativo ed edificante. Il Circolo tuttavia non demorde, ma continua a cogliere i segnali positivi, trasmettere l’ottimismo e la fiducia, elargire la cultura alla portata di tutti, insistendo nel chiamare a parteciparvi in gioiosa armonia. (tc/pa)




Una Serata-prodigio

Il 27 ottobre, un «fusil de chasse», appena pochi minuti prima dell’inizio della 3ª Serata cinematografica (101ª di seguito): un colpo di scena improvviso, impensato, inaspettato, regalato dalla Provvidenza al Circolo, per il anniversario del suo ri-avvio (27.10.2013), dopo il recupero dello Statuto originale, e nel 31° anniversario della Giornata Mondiale di Preghiera per la Pace ad Assisi, voluta da s. Giovanni Paolo II alla quale presero parte i rappresentanti di tutte le grandi religioni mondiali (27.10.1986): due anniversari salienti per riaffermare l’impegno a diffondere la «cultura dell’incontro», del dialogo e della fratellanza.

Il computer del nostro operatore tecnico, per un miracoloso tocco della segretaria del Circolo, è andato in tilt, ‘disintegrando’ la pellicola in programma: «Il Pianeta verde». L’ha sostituita prodigiosamente un’altra, sull’uomo della Provvidenza, il colonnello Valentin Müller, e la salvezza di Assisi durante la seconda guerra mondiale: «Assisi Underground» di Alexander Ramati. Grande commozione e gratitudine dei presenti, conquistati da tre protettori degli assisani: Dio delle sorprese, frate Francesco e il colonnello Müller. Una Serata davvero emozionante e… prodigiosa, nel segno della gratitudine che ci ha aiutato a focalizzarci su tante benedizioni che abbiamo già ricevuto nel quadriennio e riceviamo ogni giorno: la gratitudine per il Circolo che vuole essere luogo propulsore della «cultura dell’incontro», del dialogo e della fratellanza, appunto, e spazio di crescita umana, spirituale e sociale per tutti, vicini e lontani. «Happy Birthday!» (pa)

 




Sognare, aspirare, francescanizzare…

Frate Francesco d’Assisi, messaggero di pace, di concordia e di fratellanza, è fulcro del nostro Circolo, fin dall’inizio. Siamo fieri di averlo come archetipo, modello di umanità, grande fratello universale. Ognuno di noi porta nel proprio intimo qualcosa o molto dei suoi sogni. Per questo ci sembrano così familiari e così nostri, a volte lontani e a volte vicini, ma sempre suggestivi, provocatori, inquietanti. Sogni credibili e affidabili, per la ristrutturazione del mondo, sulla base di principi buoni, giusti, positivi ed inclusivi. Non ci resta altro che andare fino in fondo: francescanizzare il nostro tessuto vitale, il nostro ambiente, la nostra collettività.

A questo ci hanno spronato la pellicola «Il sogno di Francesco» di Renaud Fely e Arnaud Louvet e la conversazione sulla povertà/spogliazione/svuotamento/espropriazione di sé, con cui venerdì 29 settembre scorso abbiamo inaugurato la 5ª edizione del CineCircolo, tinta ancora di verde, dal motto: «‘Sorella’ e ‘madre’ Terra per immagini di speranza». E siamo felici di sapere che ci ha seguito anche il «Cineforum Seraphicum» della Pontificia Facoltà Teologica «S. Bonaventura», dando l’avvio il 14 ottobre, con la stessa pellicola, alla stagione cinematografica 2017-2018. Un film bello, stimolante, allettante. Una festa per gli occhi e per la mente.

«I due registi francesi − scrisse Massimo Giraldi − offrono nel loro svolgimento una nuova occasione di riflessione sulla figura religiosa di Francesco, ponendo l’attenzione sulla dialettica incontro/scontro con il confratello Elia. A prevalere è un approccio rivolto a mettere in luce il carisma spirituale dell’Assisiate e le resistenze di alcuni confratelli. In questa prospettiva va detto che, sotto il profilo narrativo, il film si prende qualche libertà, tra queste una soprattutto significativa: succede quando Elia, rimasto solo a decidere se e quali modifiche apportare alla Regola, in un momento di particolare sconforto tenta il suicidio, che non va a buon fine, ma l’episodio, del tutto inventato, ha il sapore della forzatura. Alla fine questa versione della vita di Francesco all’inizio del terzo millennio mantiene caratteristiche di ascetismo e sobrietà: un uomo che ama la povertà e i poveri come un una ricchezza e un dono del cielo. La gestualità e la parola del Santo si muovono in una dimensione umile del tutto lontana da facili stereotipi e da una prevedibile agiografia».

Film ’moderno’, dunque, con tutti i pregi e i limiti della definizione, al centro del quale si pone, comunque, il Poverello, che con gioia e autenticità manifesta un’attenzione particolare verso il creato e verso ciò che è debole, abbandonato e scartato. Intimamente unito a ciò che esiste, vive in una «meravigliosa armonia con Dio, con la natura, con se stesso e con gli altri» (Laudato si’, n. 11). Di più, è un compendio che trascina con sé l’eco di tutti gli ultimi: migranti, rom, palestinesi, precari, disoccupati, cassaintegrati, cervelli in fuga, senzatetto… Per lui povertà e austerità non sono «un ascetismo solamente esteriore, ma qualcosa di più radicale: una rinuncia a fare della realtà un mero oggetto di uso e di dominio» (ivi).

A noi sognare come lui, volare in alto e con passione francescanizzare ciò che è attorno a noi. Il compito è immenso, ma possibile.

Piotr Anzulewicz OFMConv