{"id":7898,"date":"2022-11-10T01:17:32","date_gmt":"2022-11-10T00:17:32","guid":{"rendered":"https:\/\/circoloculturalesanfrancesco.org\/?p=7898"},"modified":"2022-11-10T11:38:28","modified_gmt":"2022-11-10T10:38:28","slug":"le-sante-e-le-indemoniate","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/circoloculturalesanfrancesco.org\/site\/le-sante-e-le-indemoniate\/","title":{"rendered":"Le sante e le indemoniate"},"content":{"rendered":"<div class=\"pdfprnt-buttons pdfprnt-buttons-post pdfprnt-top-right\"><a href=\"https:\/\/circoloculturalesanfrancesco.org\/site\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7898?print=pdf\" class=\"pdfprnt-button pdfprnt-button-pdf\" target=\"_blank\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/circoloculturalesanfrancesco.org\/site\/wp-content\/plugins\/pdf-print\/images\/pdf.png\" alt=\"image_pdf\" title=\"Visualizza PDF\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/circoloculturalesanfrancesco.org\/site\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7898?print=print\" class=\"pdfprnt-button pdfprnt-button-print\" target=\"_blank\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/circoloculturalesanfrancesco.org\/site\/wp-content\/plugins\/pdf-print\/images\/print.png\" alt=\"image_print\" title=\"Stampa contenuto\" \/><\/a><\/div>\n<p>Le sante e le indemoniate: un tema affascinante e intrigante, con tanti bellissimi e sconvolgenti dettagli. Ce ne sarebbero stati molti di pi\u00f9 se tra noi fosse stato il dr. <strong>Mattia Zangari<\/strong>, con il suo stile audace e autorevole, il fior fiore nel programma della 3\u00aa Serata conviviale con \u00abaperitivo\u00bb [220] che si \u00e8 svolta venerd\u00ec 4 novembre 2022, dedicata a <strong>Eustochio [Lucrezia] da Padova (\u2020 1469), Jeanne des Anges (\u2020 1665) e le altre donne, sante e indemoniate<\/strong>, appunto. L&#8217;influenza lo ha inchiodato a letto e gli ha impedito di condividere le proprie conoscenze nel Salone di S. Elisabetta d&#8217;Ungheria situato al lato destro della chiesa \u00abSacro Cuore\u00bb di Catanzaro Lido. Il suo studio <em>Santit\u00e0 femminile e disturbi mentali fra Medioevo ed et\u00e0 moderna<\/em> (Editori Laterza, Bari-Roma 2022) &#8220;riecheggiava&#8221; comunque nella presentazione \u2013 da parte di <strong>Tonia Speranza<\/strong>, affiancata dalle lettrici di alcune testimonianze storiche: <strong>Lucia Scarpetta<\/strong> e <strong>Iolanda<\/strong> <strong>De Luca <\/strong>\u2013 dell&#8217;orsolina <strong>Jeanne des Anges<\/strong> <strong>Belcier<\/strong> legata alla famosa vicenda della possessione diabolica di Loudun, una localit\u00e0 ridente, nell&#8217;ancor pi\u00f9 ridente regione francese Poitou.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 stato meraviglioso e, al tempo stesso, pericoloso l&#8217;ondeggiare tra le femmine umanizzate, &#8220;amorizzate&#8221; e benedette e le femmine disumanizzate, isteriche e maledette, tra il paradiso e l&#8217;inferno, tra la salvezza e la perdizione, tra la beatitudine e la dannazione. Davanti agli occhi dei partecipanti scorrevano le immagini <em>horror<\/em> che potevano terrorizzare e spaventare chiunque, ma anche quelle che potevano incantare e portare al settimo cielo. Le donne, con il cerchietto d&#8217;oro, furono preferite, pur presentate dal sottoscritto nella sfumatura, nella vaghezza, nel &#8220;compendio&#8221;. Si trattava soprattutto della benedettina<strong> Eustochio<\/strong>, <a href=\"https:\/\/www.blogdipadova.it\/beata-eustochio-chiesa-san-pietro-padova\/\">la monaca che sconfisse il demonio<\/a> e nel 1760 divenne beata, grazie a Papa Clemente XIII, precedentemente vescovo di Padova.<\/p>\n\n\n\n<p>Ad aprire questa singolare Serata della 10\u00aa edizione <em>Wiki<\/em>Circolo dal filo rosso: \u00ab<strong><em>Donne, \u2039sorelle tutte\u203a, che \u2039fanno bello il mondo\u203a<\/em><\/strong>\u00bb, \u00e8 stato il video musicale \u00ab<strong><a href=\"https:\/\/youtu.be\/KYeyK2mxlTE\">A Madre de Jesu Cristo<\/a><\/strong>\u00bb (4:05&#8242;) dell&#8217;ensemble Elthin, la banda ceca, specializzata nella musica medievale e rinascimentale, fondata nel 2006 e diretta da Jan Pouska, vocalista e liutista. A infervorare la memoria dei presenti, lo sguardo sulle due Serate precedenti, con il video \u00ab<strong><a href=\"https:\/\/biteable.com\/watch\/3284438\/69618f3d1fd36cc293943d017c0c9789?fbclid=IwAR3r790ttQlrMMlRNLrYvxdE6PCavWsPX-MtescSzdJj6uNS1C0HyLzJmPM\">Nel cuore della bellezza e tenerezza: 1\u00aa Serata del <em>Wiki<\/em>Circolo, con Jacopa de&#8217; Settesoli..<\/a><\/strong>.\u00bb e lo slideshow \u00ab<strong><a href=\"https:\/\/circoloculturalesanfrancesco.org\/margherita-angela-ed-altre-donne-mistiche\/\">Margherita, Angela ed altre donne mistiche<\/a><\/strong>\u00bb (il video \u00ab&#8221;Chiara di Dio&#8221;: 1\u00aa Serata cinematografica [217]\u00bb, bellissimo anch&#8217;esso, &#8216;imprigionato&#8217; dall&#8217;app Biteable, \u00e8 in attesa di liberazione da qualche benefattore).<\/p>\n\n\n\n<p>Con il video \u00ab<strong><a href=\"https:\/\/youtu.be\/r-ZZIjFAbVE\">Essere donna nel Medioevo. Storie, ruoli e responsabilit\u00e0 al femminile<\/a><\/strong>\u00bb (5:32&#8242;), proiettato da <strong>Ghenadi Cimino<\/strong>, operatore audio-visivo, si \u00e8 aperta la nostra ibrida tavola rotonda, <em>offline<\/em> e <em>online<\/em>, generando la fantasia e la curiosit\u00e0 e suscitando il confronto con la questione femminile di oggi, la questione colta nel segno dalla programmazione della 10\u00aa edizione del <em>Wiki<\/em>&#8211; e <em>Cine<\/em>Circolo, idealmente in sintonia con la fase narrativa del cammino sinodale della Chiesa e con i grandi testi del suo magistero [1. <em>\u00ab<strong><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/paul-vi\/it\/speeches\/1965\/documents\/hf_p-vi_spe_19651208_epilogo-concilio-donne.html\">Messaggio alle donne<\/a><\/strong>\u00bb <\/em>di Paolo VI (8.12.1965); 2. Lettera apostolica<em> \u00ab<strong><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/apost_letters\/1988\/documents\/hf_jp-ii_apl_19880815_mulieris-dignitatem.html\">Mulieris dignitatem<\/a><\/strong>\u00bb<\/em> sulla dignit\u00e0 e vocazione della donna (15.08.1988) e <em>\u00ab<strong><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/letters\/1995\/documents\/hf_jp-ii_let_29061995_women.html\">Lettera alle donne<\/a><\/strong>\u00bb<\/em> di Giovanni Paolo II (29.06.1995); 3. Esortazione apostolica <em>\u00ab<strong><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/apost_exhortations\/documents\/papa-francesco_esortazione-ap_20131124_evangelii-gaudium.html\">Evangelii gaudium<\/a><\/strong>\u00bb<\/em> sull&#8217;annuncio del Vangelo nel mondo attuale (24.11.2013) ed Enciclica<em> \u00ab<strong><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/encyclicals\/documents\/papa-francesco_20201003_enciclica-fratelli-tutti.html\">Fratelli tutti<\/a><\/strong>\u00bb<\/em> sulla fraternit\u00e0 universale e l&#8217;amicizia sociale di Francesco (3.10.2020); 4. <em>\u00ab<a href=\"https:\/\/camminosinodale.chiesacattolica.it\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/CantieriDiBetania.pdf\">\u2039<strong>I cantieri di Betania\u203a: prospettive per il secondo anno del cammino sinodale<\/strong><\/a>\u00bb<\/em> (5.07.2022) e <em><a href=\"https:\/\/www.chiesacattolica.it\/sinodo-2021-2023-la-sintesi-nazionale-della-fase-diocesana\/\">\u00ab<strong>Sintesi nazionale della fase diocesana\u00bb del Sinodo 2021-2023 \u00abPer una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione e missione<\/strong>\u00bb<\/a><\/em> della CEI (15.08.2022)].<\/p>\n\n\n\n<p>A conferma di questa felice sintonia &#8211; oltre le affermazioni contenute dalle nelle sintesi continentali del cammino sinodale &#8211; sono gli ultimi numeri di <em>Donne Chiesa Mondo<\/em>, il mensile femminile de <em>L\u2019Osservatore Romano<\/em>, diretto da Rita Pinci. Ne diede notizia alla vigilia della Serata l&#8217;agenzia SIR (Servizio Informazione Religiosa), l&#8217;organo d&#8217;informazione della CEI sempre aggiornato su Chiesa, Vaticano, diocesi, conferenze episcopali e reti ecclesiali. Le donne \u00abnon sono veggenti \u2013 scrive la teologa <strong>Cettina Militello<\/strong> nel saggio che apre il numero di ottobre dedicato alle profetesse \u2013, non predicano un futuro lontano. La loro profezia \u00e8 istanza di libert\u00e0, intelligenza degli avvenimenti, capacit\u00e0 di visione: con mente attenta a quel che accade, parlano e operano perch\u00e9 il mondo non si perda e diventi pi\u00f9 giusto e solidale. Superano barriere di genere, geografiche, culturali, religiose e si impegnano per la giustizia, la pace, la cura del creato\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abLe ribelli della povert\u00e0\u00bb. Questo il titolo invece del numero di novembre di <em>Donne Chiesa Mondo<\/em>. \u00abLa povert\u00e0? \u00c8 parola complessa \u2013 afferma nell\u2019articolo di apertura suor <strong>Alessandra Smerilli<\/strong>, economista e segretario del Dicastero per lo Sviluppo Umano Integrale. \u2013 E lo \u00e8 ancora di pi\u00f9 se la si affronta dal punto di vista delle donne\u00bb. Chi sono \u201cle povere\u201d? Sono quelle da \u00abcommiserare come tutti coloro (maschi e femmine) che non possiedono nulla e sono costretti ad una vita difficile e spesso dolorosa? O c\u2019\u00e8 anche una povert\u00e0 che nasce dall\u2019idea di una felicit\u00e0 diversa, recidendo, s\u00ec, i legami con il consumo e con il mercato, ma rivendicando nel contempo libert\u00e0 di scelta, parit\u00e0 e uguaglianza? S\u00ec, c\u2019\u00e8 una povert\u00e0 come metodo, come profezia, anche come ribellione e trasgressione. La povert\u00e0 che libera, per dirla con Papa Francesco. La povert\u00e0 che rende ricchi\u00bb, l\u2019interrogativo posto dall\u2019editoriale. Povert\u00e0 come benedizione per s. <strong>Chiara d&#8217;Assisi<\/strong>, che per s\u00e9 e per le consorelle chiese questo \u201cprivilegio\u201d, come racconta lo storico Giuseppe Perta. Suor<strong> Veronica Maria<\/strong>, gi\u00e0 ballerina professionale, contesa da compagnie europee, che ha fatto studi di legge brillantissimi, difende oggi la scelta della povert\u00e0 come \u201ctrasgressione\u201d nell\u2019intervista a Gloria Satta. Per suor<strong> Fran\u00e7oise Petit<\/strong>, superiora generale delle Figlie della Carit\u00e0, il voto di povert\u00e0 non \u00e8 obbedienza a una Regola, ma \u00abuna condotta scelta liberamente\u00bb. E poi le \u201cpovere\u201d nella Chiesa e della Chiesa. Ecco le voci di teologhe, docenti, fedeli, sacerdoti, vescovi, raccolte da <strong>Lucia Capuzzi<\/strong> e <strong>Vittoria Prisciandaro<\/strong>: donne che proprio nella Chiesa vengono marginalizzate, umiliate, alle quali non si riconosce ruolo nonostante la loro fatica, cultura e intelligenza. \u00abPovere sono le donne (quasi tutte) \u2013 constata <strong>Maria Pia Veladiano<\/strong> \u2013 che, al posto giusto, un posto di corresponsabilit\u00e0 visibile al mondo e ai fedeli tutti, potrebbero riempire le chiese di speranza e cambiare il mondo secondo il progetto del Regno e non possono farlo\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Non sono damine lamentose, abbandonate, sfortunate, sedotte, adagiate sul divano del pettegolezzo e della chiacchera quelle della 3\u00aa Serata. Sono sante e indemoniate, trasgressive, coraggiose, ribelli, senza filtri sugli occhi e senza terrore di essere isolate e bruciate: piegano il mondo verso di s\u00e9, decidono che cosa fare della propria vita e scoprono come farsi valere e cercare la felicit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Torniamo allora a <strong>Eustochio<\/strong> che riusc\u00ec a sconfiggere il diavolo&#8230; Nacque con il nome di Lucrezia Bellini a Padova nel 1444 da un rapporto adulterino tra Maddalena Cavalcab\u00f2, monaca, ed un signorotto locale, Bartolomeo Bellini. Il monastero di S. Prosdocimo era quanto mai \u201cchiacchierato\u201d ed era risaputo che la comunit\u00e0 monastica viveva nell\u2019immoralit\u00e0 ed era aperta alla vita mondana a tal punto che veniva definito un \u201clupanario di meritrici\u201d. D\u2019altra parte a Padova, nel Quattrocento a fronte di oltre 20 conventi di frati e 30 di monache su una popolazione di circa 30 mila persone e moltissime chiese minori e parrocchie, la religiosit\u00e0 non era poi molta e la vita cristiana non cos\u00ec fervente, anzi, dilagava la corruzione e la simonia, cio\u00e8 l\u2019entrata in convento per comodit\u00e0, interesse e non per vocazione, come nel monastero di S. Prosdocimo, nonostante lo sforzo e l\u2019impegno della badessa nel dare un freno a quel malcostume.<\/p>\n\n\n\n<p>Pare che una suora anziana, tale suor Maiorino, spingesse le sorelle ad una vita dissoluta e lo stesso fece con la madre di Lucrezia, che viveva presso il monastero benedettino sul Monte Gemola, sui Colli Euganei, oggi Villa Beatrice d\u2019Este, spingendola a trasferirsi al monastero di Padova per facilitarne, a sua insaputa, l\u2019incontro con il signor Bellini, gi\u00e0 sposato, che viveva l\u00ec vicino, come di fatto successe\u2026 Una volta incinta e fintasi ammalata fece ritorno al Gemola.<\/p>\n\n\n\n<p>Al compimento del settimo anno di et\u00e0 il padre affid\u00f2 Lucrezia al monastero dove visse la madre, quello di S. Prosdocimo. Le monache di questo convento furono addirittura accusate di aver avvelenato la badessa causandone la morte, sostengono gli storici dell\u2019epoca. In questo posticino, che non lasciava presagire nulla di buono, viveva la piccola Lucrezia ed \u00e8 poco dopo il suo ingresso in convento che inizi\u00f2 a manifestare i segni di una \u201cpossessione\u201d demoniaca che l\u2019aveva colpita gi\u00e0 anni prima, quando manifestava scatti d\u2019ira e irrequietezza. Quando il vescovo, alla morte della badessa, ordin\u00f2 maggiore disciplina, ottenne che tutte le monache lasciarono il convento ed i voti, tranne Lucrezia che, mai distratta dalle attrazioni del mondo, scelse come ragione di vita la solitudine e la preghiera, in particolare alla Vergine Maria, a s. Luca e a s. Girolamo a cui era molto devota. Successivamente la raggiunsero in convento altre monache benedettine dal convento di S. Maria della Misericordia, sotto la guida della badessa Giustina de Lazzara.<\/p>\n\n\n\n<p>Il 14 gennaio 1461 Lucrezia riceve l\u2019abito benedettino color nero con il nome di \u201cEustochio\u201d, prendendo il nome del suo santo prediletto, Gerolamo, e fu dopo questo momento che il \u201cdemonio\u201d torn\u00f2 a prendere il sopravvento su di lei, facendole compiere atti inconsulti e violenti nei confronti delle consorelle e violare la Regola. Per molti giorni fu addirittura legata ad una colonna. Successivamente dovette sopportare gravi sofferenze psicofisiche, contrasse una strana malattia con continui conati di vomito, fu incolpata di essere una strega e fin\u00ec rinchiusa in carcere per tre mesi a pane ed acqua. Nonostante ci\u00f2, a forza di digiuni e preghiere, continu\u00f2 a lottare contro il maligno e dimostrare alle monache del convento le proprie virt\u00f9. Cos\u00ec il 25 marzo 1465 fu ammessa alla professione solenne e due anni dopo ricevette il velo nero delle benedettine. La sofferenza l\u2019aveva segnata e ne aveva ormai debilitato il fisico, colpito anche da piaghe che ne avevano deturpato il volto da renderla irriconoscibile. Mor\u00ec il 13 febbraio 1469, alla giovane et\u00e0 di 25 anni, dopo che il suo acerrimo nemico di tutta una vita, il demonio, abbandon\u00f2 il suo corpo restituendole sorriso e bellezza. Quando quattro anni dopo il suo corpo fu riesumato, dal sepolcro inizi\u00f2 a sgorgare l&#8217;acqua taumaturgica, con le frequenze della luce perfette, straordinarie, potenti.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1475 il corpo era stato portato nella chiesa di S. Prosdocimo (conosciuta oggi anche come Duomo dei Militari) e dal 1720 reso visibile in una teca di cristallo. Nel 1760 Eustochio divenne la beata Eustochio. Nel 1806, soppresso il monastero presso il quale il flusso di acqua miracolosa smise di uscire, il suo corpo fu portato nella chiesa di S. Pietro e posto sull\u2019altare della cappella laterale. Attualmente la salma si trova al duomo di Padova per lavori di consolidamento e restauro della chiesa di S. Pietro.<\/p>\n\n\n\n<p>Eustochio fu un esempio di grande forza, determinazione e soprattutto fede che, alla fine della sua breve vita, riusc\u00ec a sconfiggere il demonio che si era impossessato del suo corpo fin dalla tenera et\u00e0. Fu per questo motivo che venne \u201cbeatificata\u201d e considerata oggi la protettrice di chi soffre di tribolazioni spirituali quali posseduti ed indemoniati vari, un punto di riferimento per i sacerdoti esorcisti di tutto il mondo oltre che per i fedeli che venerano il suo culto.<\/p>\n\n\n\n<p>A questo punto alle orecchie dei presenti nel Salone arrivarono le splendide note e le ardite parole delle due canzoni di ispirazione medievale: \u00ab<strong>Lo paure Satan\u00bb<\/strong> e \u00ab<strong>Er dei tripetas<\/strong>\u00bb, eseguite dall&#8217;ensemble \u00abAnonymous &amp; Strada\u00bb, tratte dall&#8217;album \u00ab<strong><a href=\"https:\/\/youtu.be\/pT2bo03onUY\">A la via!<\/a><\/strong>\u00bb (<a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=pT2bo03onUY&amp;list=RDLVhhVXESfvqA4&amp;index=1&amp;t=529s\">08:49<\/a>-11:24&#8242;) e accompagnate dalle eloquenti immagini proiettate da <strong>Ghenadi<\/strong> sul grande schermo.<\/p>\n\n\n\n<p>Ed ecco il momento per <strong>Jeanne des Anges<\/strong>, badessa delle Orsoline di Loudun, presentata da <strong>Tonia<\/strong>, in collaborazione con <strong>Lucia<\/strong> e <strong>Iolanda<\/strong> che hanno letto alcune testimonianze attinte dal libro di <strong>Mattia<\/strong>. Jeanne des Anges \u00e8 una suora senza vocazione, abituata ad essere obbedita dalle consorelle e a vivere come una regina. Nel 1634 scrive al curato Urbain Grandier, per offrirgli il posto di confessore per se stessa e per le sue compagne. Il curato \u00e8 carismatico, di vasta cultura, giovane e \u2013 a leggere le vecchie cronache \u2013 \u00e8 molto bello, ammirato sia da cattolici che da protestanti. E&#8217; un uomo pi\u00f9 importante della citt\u00e0 e nella regione del Poitou. Il suo rifiuto del posto brucia a suor Jeanne, che decide di vendicarsi su di lui ed umiliarlo, pur essendo innamorata in lui, in maniera ossessiva e maniacale, da quando lo ha visto una sera di sfuggita e ha sentito parlare delle sue avventure. Cos\u00ec lei e altre suore cominciano a manifestare segni d&#8217;isteria, accusando Grandier di averle visitate la notte nelle loro celle e di averle toccate contro la loro volont\u00e0. Inoltre, molte di loro hanno le convulsioni e bava alla bocca, descrivono gli amplessi con parole sconce che non possono conoscere, a meno che qualcuno non gliel&#8217;abbia rivelate. Indemoniate \u00e8 il verdetto comune della gente e suor Jeanne si rivolge a un suo parente a corte. Ha gioco facile perch\u00e9 Grandier pi\u00f9 di una volta ha parlato contro card. Richelieu, primo ministro del re Luigi XIII, e la sua politica accentratrice. Subito \u00e8 spiccata un&#8217;accusa di stregoneria e di immoralit\u00e0 verso il prete che viene arrestato, imprigionato, torturato e condannato a morte. Il 18 agosto 1634 \u00e8 bruciato sul rogo come stregone. Suor Jeanne des Anges resta indemoniata fino al dicembre 1639 quando miracolosamente guarisce. Muore il 29 gennaio 1665, in odore di santit\u00e0. Sulla sua vicenda e sulle monache stregate e ossesse, il pi\u00f9 famoso caso di possessione demoniaca della storia, c&#8217;\u00e8 un bellissimo film ispirato al romanzo \u00abI diavoli di Loudun\u00bb di Aldous Leonard Huxley (\u2020 1963), scrittore e filosofo, e diretto nel 1971 da Henry Kenneth Alfred Russell (\u2020 2011), regista e sceneggiatore: \u00abI diavoli\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>La canzone \u00ab<strong><a href=\"https:\/\/youtu.be\/e9YneZmT-eQ\">Stella splendens in monte<\/a><\/strong>\u00bb, tratta dal Llibre Vermell de Montserrat (XIV sec.), apri il dibattito, per niente letargico, ma inebriante e a tratti elettrizzante.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Rosa Mercurio<\/strong>, assidua e affezionata frequentatrice delle Serate, raccont\u00f2, con un cuore luminoso come il sole, il suo amore per la b. Eustochio, coinvolgendo le emozioni dei presenti nel Salone. Nel 2012 \u00e8 andata con il suo malato sposo a Padova dove gi\u00e0 vivevano i suoi tre figli medici. Un non-luogo, Padova, divent\u00f2 presto il luogo per eccellenza, grazie ad una casuale scoperta della b. Eustochio nella chiesa di S. Pietro, situata vicino al suo appartamento preso in affitto. \u00c8 stata lei ad incantarla e accompagnarla, per un anno intero, fino alla morte del suo amato sposo. Le ha fatto sentire che la malattia non \u00e8 strazio&#8230; Ogni giorno si recava in chiesa ed entrava nella cappella dove \u00e8 custodito il suo corpo. L\u00ec si sentiva a suo agio, come se fosse immersa in una luminosit\u00e0 che le mostrava quanto \u00e8 ampio il ventaglio delle esperienze umane che \u00e8 possibile accogliere in s\u00e9. Questo non era il tempo di \u00abgirl meets boy\u00bb, delle favole o commedie romantiche medievali, ma la porta di un mondo nuovo, beatifico, luminoso. Eustochio svelava e dava respiro a qualcosa che \u00e8 evidente nei santi, ma in fondo \u00e8 profondamente umano, e ci riguarda tutti. Riempire di senso le parole come amore non \u00e8 facile, ma \u00e8 qui che i santi puntano e a volte fanno centro.<\/p>\n\n\n\n<p>Il sottoscritto mostr\u00f2 allora il disegno di <strong>Vitale Frontera<\/strong>, figlio adottivo di Marialuisa e del memorabile Peppino. Un disegno bello, fine, artistico, realizzato a penna, raffigurante la b. Eustochio. Avrebbe voluto parlare a lungo delle lettere che salvano la vita quando l&#8217;amore si spezza, ma si ferm\u00f2 per mancanza di tempo. Si tratterebbe di <em>Lettres portugaises<\/em>, pubblicate per la prima volta a Parigi nel 1669 e ripubblicate fino al 1800, ma nessuno sa chi le abbia scritte. \u00c8 uno dei pi\u00f9 fitti misteri nella storia dell&#8217;editoria. L&#8217;ipotesi pi\u00f9 affascinante \u00e8 che le abbia scritte Mariana Alcoforado, monaca, che visse tutta la sua vita nel convento della Nostra Signora della Concezione a Beja, nel Basso Alentejo, al confine con l&#8217;Andalusia. \u00abSi era innamorata, Mariana. Si era innamorata \u2013 sostiene Gaia Manzini nel bellissimo articolo <em>Le cerimonie dell&#8217;addio<\/em>, pubblicato su <em>Il Foglio<\/em> del 7-8 maggio 2022 \u2013 di un ufficiale francese, un certo No\u00ebl Beuton, conte di Chamilly, di stanza in Portogallo. E allora Mariana gli scrive; scrive tanto e scrivendo rompe il silenzio nel quale \u00e8 stata costretta a vivere. [&#8230;] Scrive in modo appassionato. Ha uno stile intrepido, impensabile per una religiosa e una voce incisiva e lirica che tanto affascin\u00f2 Rilke. Le lettere sono cinque. L&#8217;ultima \u00e8 una lettera di addio che inizia da una restituzione. Mariana, consapevole del suo amore non corrisposto, fa restituire al suo amante i regali con cui lui l&#8217;aveva omaggiata: un ritratto e dei braccialetti. \u00c8 bellissimo questo dettaglio. \u00c8 come quando un innamorato regala una sua foto all&#8217;amata, quasi a dire: &#8216;Eccomi sono io, non ti dimenticare di me&#8217;. E, ancora, i braccialetti: il pi\u00f9 delicato ornamento femminile \u2013 meno impegnativo di un anello e meno impositivo di una collana. L&#8217;ornamento per una femminilit\u00e0 rivelata solo all&#8217;amante. I braccialetti che una religiosa non potr\u00e0 mai indossare, se non nei loro incontri segreti [&#8230;]. Si vorrebbe che quanto c&#8217;\u00e8 stato non fosse mai accaduto\u00bb (p. 13).<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Maria Rainone<\/strong>, insegnante in pensione, anch&#8217;essa assidua frequentatrice del Circolo insieme al suo marito, <strong>Roberto Le Pera<\/strong>, riferendosi al contesto storico delle sante e indemoniate, ramment\u00f2 la storia di Marianna de Leyva, la Monaca di Monza, Gertrude. di <em>Promessi sposi<\/em>, che da una finestra aveva visto la prima volta l&#8217;amante e da quel momento non aveva pensato ad altro, dice Alessandro Manzoni. Tutti noi sappiamo benissimo che spesso ci si convince di amare, perch\u00e9 amare \u00e8 bellissimo. \u00c8 bellissimo anche fingere di amare. \u00c8 una prova attoriale che tira fuori il meglio di noi e lo si fa sempre con le migliori intenzioni, con il recondito desiderio di innescare una metamorfosi che ci trasformi in creature straordinarie.<\/p>\n\n\n\n<p>Al microfono, infine, p.<strong> Jorge Campelo de Albuquerque e Melo<\/strong>, francescano brasiliano e dottorando romano, affabile ospite della fraternit\u00e0 conventuale del \u00abSacro Cuore\u00bb, che focalizz\u00f2 l&#8217;attenzione dei presenti sul volto femminile della Chiesa in Brasile. \u00abNon si pu\u00f2 \u2013 constat\u00f2 \u2013 capire la Chiesa brasiliana senza le donne\u00bb. La costatazione che richiam\u00f2 le parole di Papa Francesco pronunciate nella lunga intervista \u00absenza rete e senza filtri\u00bb sul volo di ritorno da Rio de Janeiro a conclusione della 28\u00aa Giornata Mondiale della Giovent\u00f9 (28.07.2013): \u00abUna Chiesa senza le donne \u00e8 come il Collegio apostolico senza Maria. Il ruolo della donna nella Chiesa non \u00e8 soltanto la maternit\u00e0, la mamma di famiglia, ma \u00e8 pi\u00f9 forte: \u00e8 proprio l\u2019icona della Vergine, della Madonna; quella che aiuta a crescere la Chiesa! Ma pensate che la Madonna \u00e8 pi\u00f9 importante degli Apostoli! E\u2019 pi\u00f9 importante! La Chiesa \u00e8 femminile. [&#8230;] Il ruolo della donna nella Chiesa non solo deve finire come mamma, come lavoratrice&#8230;, limitata\u00bb. Non riduciamo allora l&#8217;impegno delle donne, ma, anzi, promuoviamo il loro ruolo attivo nella comunit\u00e0 ecclesiale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\">La tavola rotonda si concluse con la lettura di un brano finale della Lettera apostolica<em> \u00ab<strong><u><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-paul-ii\/it\/apost_letters\/1988\/documents\/hf_jp-ii_apl_19880815_mulieris-dignitatem.html\">Mulieris dignitatem<\/a><\/u><\/strong>\u00bb<\/em> sulla dignit\u00e0 e vocazione della donna di Giovanni Paolo II (n. 31). Seguirono quindi le comunicazioni del presidente Luigi Cimino, relative al Circolo, la foto comune accompagnata dal brano musicale di ispirazione medievale <strong>\u00abBransle des chevaux<\/strong>\u00bb di Thoinot Arbeau, tratto dall&#8217;album \u00ab<strong><a href=\"https:\/\/youtu.be\/pT2bo03onUY\">A la via!<\/a><\/strong>\u00bb. E un grazie corale a <strong>Federica Astarita<\/strong>: la sua torta fu squisita!<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><em>Piotr Anzulewicz OFMConv<\/em><\/p>\n\n\n\nngg_shortcode_0_placeholder\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le sante e le indemoniate: un tema affascinante e intrigante, con tanti bellissimi e sconvolgenti dettagli. Ce ne sarebbero stati molti di pi\u00f9 se tra noi fosse stato il dr. 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