{"id":134,"date":"2014-01-27T17:17:47","date_gmt":"2014-01-27T16:17:47","guid":{"rendered":"http:\/\/circoloculturalesanfrancesco.org\/?page_id=134"},"modified":"2017-04-13T11:08:41","modified_gmt":"2017-04-13T09:08:41","slug":"il-nostro-ideale","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/circoloculturalesanfrancesco.org\/site\/","title":{"rendered":"Ideale del Circolo: cultura e cura dell\u2019altro"},"content":{"rendered":"<div class=\"pdfprnt-buttons pdfprnt-buttons-page pdfprnt-top-right\"><a href=\"https:\/\/circoloculturalesanfrancesco.org\/site\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/134?print=pdf\" class=\"pdfprnt-button pdfprnt-button-pdf\" target=\"_blank\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/circoloculturalesanfrancesco.org\/site\/wp-content\/plugins\/pdf-print\/images\/pdf.png\" alt=\"image_pdf\" title=\"Visualizza PDF\" \/><\/a><\/div><p style=\"text-align: justify;\">Si chiama \u00abCircolo Culturale San Francesco\u00bb la nuova pagina che attende di essere riempita, configurata o formattata. A prima vista sembra identica a tutte le pagine, ma la novit\u00e0 \u00e8 grande\u2026 Essa ci vede oggi coinvolti qui, nel Salone parrocchiale, ma domani ci vedr\u00e0 raccolti l\u00e0, nel Salone proprio, \u201cpunto di aggregazione\u201d, \u201ccentro di gravit\u00e0\u201d, \u201cambiente\u201d o \u201cluogo\u201d per eccellenza, diverso dai \u201cnon luoghi\u201d (piazze, centri commerciali, lungomari, bancarelle, stazioni ferroviarie), ora quasi vuoto, ma accogliente, arredato pian piano, con tavolini di condivisione e \u201cangolini\u201d di riflessione, libreria e postazione informatica, che favoriranno l\u2019incontro personale capace di mettere al centro la ricerca di senso per un\u2019adeguata visione del mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Forse pi\u00f9 in l\u00e0 il nostro \u201cluogo\u201d si potr\u00e0 chiamare anche <i>CatanzaroClub<\/i>, una sorta di ritrovo, nato a lato della chiesa \u00abSacro Cuore\u00bb e aperto ogni pomeriggio, per laici e religiosi, giovani e ex-giovani, credenti e non credenti, dove sar\u00e0 possibile gustare anche una bevanda o prendere uno spuntino e\u2026 far circolare idee e pensieri, creare modalit\u00e0 nuove di fratellanza e di comunione, far crescere e consolidare l\u2019esperienza del \u201cnoi\u201d, in modo da permettere a tutto il quartiere di conoscere e approfondire i grandi temi del nostro oggi&#8230; Non sar\u00e0 salotto culturale o oratorio, ma \u201cluogo di socializzazione\u201d in cui rilanciare il gusto di una vita in comune, seguendo un interesse superiore al proprio. Quello che ci manca \u00e8 portare la gente a riflettere, a prestare attenzione alle sfide, tormenti e speranze, a lavorare non solo per noi stessi e per i nostri figli e nipoti, ma per tutti gli altri&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci saranno dunque Antonietta e Elvira, Teresa e Rosalba, Mario e Maurizio, Roberto e Vitaliano, e tanti altri, soci, sostenitori, simpatizzanti ed amici, tutti volontari, convinti che gli incontri personali siano le cose di cui ha veramente bisogno la nostra collettivit\u00e0. Alcuni di loro si trasformeranno in falegnami, arredatori, programmatori informatici, istruttori, insegnanti\u2026. E il risultato sar\u00e0 sotto gli occhi di tutta la collettivit\u00e0. Vorranno dimostrare cosa c\u2019\u00e8 di buono in una citt\u00e0 nota come deserto intellettuale ed affettivo. In tal modo il Circolo sar\u00e0 una risposta agli incontri mancati, ai \u201cnon luoghi\u201d, al non vissuto, alla noia, alla accidia, alla passivit\u00e0, al silenzio&#8230; una risposta che forse la gente sognava, ma non osava immaginare&#8230; \u00c8 tutto il nostro essere ed agire che ha bisogno di rinsanguarsi al di fuori di un pernicioso immobilismo, causato da inerzia o paura di un confronto con una visione attiva della vita.<br \/>\n<!--nextpage--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il \u00abCircolo Culturale San Francesco\u00bb si distingue da tutti gli altri, nella sua denominazione e nel suo taglio specifico, tale da invogliare personalit\u00e0 che gi\u00e0 gravitano nel mondo della cultura a investire sul suo avvenire \u2013 ogni socio \u00e8 anche un investimento \u2013 e sollecitarle ad amarlo e prediligerlo. La cultura \u00e8 sussidio indispensabile per essere pronti alle grandi sfide ed attese del territorio. E il Circolo, attraverso la sua attivit\u00e0 qualificata, si trover\u00e0 nell\u2019epicentro di riflessione e lungo il suo percorso potr\u00e0 promuovere anche un progetto che illumini la nostra identit\u00e0 greco-romana, giudeo-cristiana, euro-atlantica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Iniziamo con i tre libri \u2013 \u00abmemoria storica\u00bb e fedelt\u00e0 creativa al \u201ccanone umanistico-evangelico-francescano\u201d. Ci interrogheremo, senz\u2019altro, sulla possibilit\u00e0 del recupero della nostra tradizione e su come tracciare le linee operative per una presenza e un\u2019azione pi\u00f9 significativa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mi sembra che anche in questo incontro salga forte la richiesta di recupero della nostra identit\u00e0. Il Circolo, cuore creativo della Parrocchia e della citt\u00e0, \u201cluogo di aggregazione\u201d, osservatorio e laboratorio di ricerche e approfondimenti, potr\u00e0 fornire un contributo utile in tale direzione. Il ritorno creativo, non statico, alle nostre origini o fonti, alla primitiva ispirazione, la conoscenza seria ed esistenziale delle nostre radici, del nostro patrimonio culturale, del pensiero francescano &#8211; che confer\u00ec coerenza e coesione anche alla scuola francescana, \u00e8 oggi quanto mai urgente per continuare ad essere fedeli alla nostra identit\u00e0, che \u00e8 la base indispensabile per avviare una sana rivitalizzazione della societ\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Davanti ai nostri occhi si sono verificati profondi mutamenti antropologici e frammentazioni del sapere. Intendiamo riferirci alle questioni del \u201ctramonto del soggetto\u201d, della \u201ccrisi della persona\u201d, del \u201cdisincanto sui valori\u201d, del \u201cdepotenziamento dell\u2019essere\u201d, del \u201cdisorientamento educativo\u201d, dello \u201cstrapotere della scienza e della tecnologia\u201d, della \u201ccaduta di ci\u00f2 che educa\u201d.<br \/>\n<!--nextpage--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo quadro sociale non ci avvilisca: stiamo vivendo un momento di passaggio, a tutti i livelli, di cui non possiamo intravedere l&#8217;esito&#8230; Speriamo che il contenzioso infinito che ormai ricopre tutti gli ambiti sociali non precluda l&#8217;unica cosa che conta nella vita, per chi \u00e8 credente: essere davvero figli di Dio e fratelli di Ges\u00f9 Cristo che \u00absi \u00e8 degnato morire per amore dell\u2019amor nostro\u00bb (<i>Absorbeat<\/i>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di fronte all\u2019abbandono della riflessione per un\u2019attivit\u00e0 assorbente, siamo chiamati a un autentico pensare per divenire buoni \u2013 \u00abut boni fiamus\u00bb, come scriveva <strong>s. Bonaventura da Bagnoregio<\/strong> (\u2020 1274), grande seguace di frate Francesco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Circolo potr\u00e0 mettere in alto anche i temi centrali scaturiti dallo spirito del Poverello: <strong>bont\u00e0<\/strong>, <strong>semplicit\u00e0<\/strong>, <strong>tenerezza<\/strong>, esaltazione della natura come prima voce di Dio, nel quadro dell\u2019umanit\u00e0 di Cristo. Questa \u00e8 l\u2019operazione, ardua e impegnativa, che il Circolo \u00e8 chiamato a ritentare con passione, riattivando le sue migliori risorse. Come s. Bonaventura sulla Verna nel 1259, cos\u00ec noi oggi, seduti nel Salone parrocchiale, siamo impegnati a scrivere l\u2019<i>Itinerarium mentis in Deum<\/i>, quale discorso del metodo francescano di andare a Dio, assieme alle creature, a chi \u00e8 senza radici, a chi \u00e8 chiamato a navigare senza bussola, a chi \u00e8 preso nella ruota vertiginosa del progresso. Tuttavia per tracciare siffatto percorso non si pu\u00f2 non assimilare gli elementi sostanziali dello spirito francescano, eventi e modelli che ci consentono di collegarci con un\u2019esperienza originaria, con il suo senso del dono, in dialogo con la cultura contemporanea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il tema della propria <strong>identit\u00e0\/memoria culturale<\/strong> \u00e8 un tema importante in un ambiente sempre pi\u00f9 internazionalizzato e in rapida evoluzione. Chi studia come funziona la memoria rimane colpito da quanto aleatorio, volatile, disintegrabile possa essere il passato. Come nelle animazioni di <i>Windows<\/i> sul computer, quando lanciamo qualcosa nel cestino, l\u2019oggetto lungo la traiettoria va in pezzi e sparisce, non arriva a destinazione. Altro che \u201cpassato che non passa\u201d! Se vogliamo che resti qualcosa dobbiamo lavorarci: libri, corsi, discorsi. Altrimenti si diluisce e scompare. Ci possono pure cancellare, distruggere o anche inventare un passato artificiale, diverso dal nostro e in conflitto con nostro. Non sarebbe neanche difficile ricreare nelle fonti francescane un \u201cFrancesco romantico\u201d, un \u201cFrancesco New Age\u201d, un \u201cFrancesco delle religioni\u201d, un \u201cFrancesco culturale\u201d.<br \/>\n<!--nextpage--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A. I. <strong>Sol\u017eenicyn<\/strong> (\u2020 2008), gran custode della memoria russa nel periodo sovietico, ci aveva ammonito che \u00abil soffocamento del cuore di una nazione \u00e8 la distruzione della sua memoria\u00bb. Lo diceva agli inizi degli anni settanta del secolo scorso, quando la rescissione da ogni legame col passato era ritenuta obbligatoria per potersi sentire e dichiarare \u201cprogressisti\u201d. Ora sembra che il clima sia cambiato. Ricordare e celebrare il proprio passato non \u00e8 pi\u00f9 percepito come \u201creazionario\u201d. Nuove interpretazioni della propria storia si fanno strada tra luoghi comuni consolidati. Pochi continuano a negare che <strong>solo fondandosi su solide radici si pu\u00f2 costruire un futuro migliore<\/strong> del presente. Eppure resta una sensazione di disagio, acuita dalle puntuali polemiche che accompagnano ogni ricordo. Forse \u201cl\u2019ideale\u201d della rottura col passato che ha fatto scuola qualche decennio fa non \u00e8 affatto superata. Gli interessi sono divergenti e la soluzione per i problemi differenti. Da qui la tendenza a ributtare indietro nel tempo il proprio punto di vista odierno. Questa \u00e8 una dialettica comprensibile e costituisce anche il sale di ogni ricerca storica. La questione \u00e8 pi\u00f9 sottile, ed \u00e8 la <strong>questione del senso<\/strong>. Essendo ormai data per scontata l\u2019irrilevanza del problema del significato totale delle cose (la dittatura del relativismo), l\u2019unico orizzonte esistenzialmente accettato \u00e8 quello del <strong>presente<\/strong>, un presente \u201cpiatto\u201d, senza prospettiva, senza un senso che, partendo dal passato, incroci il presente e si proietti sul futuro. In tal caso il passato, la storia, la memoria, non \u00e8 nient\u2019altro che un arsenale da cui trarre l\u2019armamentario per la soddisfazione dell\u2019interesse contingente oppure un deposito di storie avvincenti e pi\u00f9 vicine alla logica del romanzo di <i>fantasy<\/i> che a quella dei fatti. I fatti sono \u201ctestardi\u201d, come diceva S. <strong>Bulgakov<\/strong> (\u2020 1944), filosofo, teologo e scrittore russo, e per fare con essi i conti occorre quella certezza di senso che appare ormai frantumata. Anche in questo campo la Chiesa \u2013 che fonda tutta la sua consistenza sulla memoria di fatti \u2013 ha offerto un esempio straordinario: la \u201cpurificazione\u201d della memoria. \u00c8 possibile guardare con lealt\u00e0 la propria storia piena anche di madornali incomprensioni, solo in forza di una certezza presente, che d\u00e0 senso a tutto il cammino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Chi non ricorda vive in una sorta di cono d\u2019ombra e in questo cono d\u2019ombra \u00e8 condannato a vivere incubi e incertezze. Ma la memoria non si esaurisce in un <i>flatus vocis<\/i>, in un semplice dire. Nella lettera apostolica <i>Tertio millennio adveniente<\/i> \u00e8 scritto: \u00abCi apprestiamo a fare memoria\u00bb (n. 25). La memoria \u00e8 qualcosa che ha a che vedere con il fare, con l\u2019agire, con il praticare. Per questo \u00e8 l\u2019attivit\u00e0 eminentemente umana, perch\u00e9 la parola in grado di creare, traendo la forza da se stessa, spetta a Dio, che dal nulla ha creato con il solo soffio della voce.<br \/>\n<!--nextpage--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019oggi per\u00f2 non c\u2019\u00e8 solo ieri. C\u2019\u00e8 anche il domani. C\u2019\u00e8 la minaccia o la promessa che \u00e8 racchiusa per noi nel <strong>futuro<\/strong>, sul quale possiamo influire tendendo al massimo la concentrazione dell\u2019attesa. La memoria \u00e8 d\u2019aiuto in ambedue le cose, perch\u00e9 \u00e8 difficile mettersi in stato di <i>expectatio <\/i>con la mente completamente vuota di ricordi. S. Agostino fa addirittura derivare il futuro dal passato. \u00abNon c\u2019\u00e8 futuro senza memoria. La storia stessa \u00e8 <i>memoria futuri<\/i>\u00bb, aveva detto Giovanni Paolo II.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 che ci rende fragili \u00e8 il nostro difficile rapporto col tempo; difficolt\u00e0 primaria che giustifica il ricorso alla memoria come componente temporale dell\u2019identit\u00e0, insieme con la valutazione del presente e con la proiezione del futuro. Questo rapporto col tempo \u00e8 fonte di difficolt\u00e0 in ragione del carattere equivoco della nozione di \u201cmedesimezza\u201d, implicita in quella di \u201cidentit\u00e0\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggi \u00e8 arrivata la tecnica degli \u201cinizi assoluti\u201d, del continuo cominciare <i>ab ovo<\/i>: l\u2019<i>identit\u00e0 palimpsettica<\/i> (gr. <i>p\u00e1lim-ps\u0113stos<\/i> \u2018raschiato di nuovo\u2019). Tale identit\u00e0 meglio combacia con il mondo dove la capacit\u00e0 di dimenticare \u00e8 un <i>atout<\/i>, non quella di memorizzare. La memoria assomiglia al nastro video che viene cancellato ogni volta quando si vuole utilizzarlo per nuove registrazioni. Si vuole cancellare la memoria, le radici&#8230; <i>Damnatio memoriae<\/i>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infatti, la memoria media culturale dell\u2019uomo postmoderno si accorcia sempre di pi\u00f9. Conoscere qualche poesia dell\u2019800 \u00e8 gi\u00e0 considerato un risultato eccezionale. L\u2019antichit\u00e0 ritorna solo attraverso il recupero episodico ed effimero di schegge del passato del tutto sconnesse da ogni totalit\u00e0. L\u2019uomo postmoderno di tanto in tanto resuscita e celebra qualche frammento del passato del tutto avulso dal suo contesto storico e culturale, rifiuta la sintesi e la narrazione storica, preferendo la citazione, il montaggio o il <i>collage<\/i> di brandelli culturali isolati e sospesi nel vasto universo dell\u2019intrattenimento contemporaneo, l\u2019universo che livella tutti i valori. Tutto finisce sullo stesso piano: lo studio e la televisione. E una parte del pubblico passa dall\u2019uno all\u2019altra senza alcuna difficolt\u00e0. In passato, l\u2019antichit\u00e0 era feconda e normativa, costituiva la base della visione del mondo degli individui, consentendo loro di costruire un rapporto con il mondo e con gli altri. Oggi la riscoperta casuale di qualche frammento classico non ha alcuna conseguenza sulla vita degli individui.<br \/>\n<!--nextpage--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Molti si domandano se oggi sia ancora possibile una battaglia per difendere la cultura classica. \u00c8 una battaglia di retroguardia quasi sempre perduta in partenza, anche perch\u00e9 la necessit\u00e0 irrefrenabile di fare piazza pulita del passato avanza in ogni ambito. Naturalmente, le istituzioni possono dare un contributo importante, ma ci\u00f2 che conta \u00e8 soprattutto la <strong>battaglia delle idee e del pensiero<\/strong>. Solo in questo modo riusciremo a superare il postmoderno, che \u00e8 una sorta di \u201cdopo sbronza\u201d della modernit\u00e0, una fuga nel divertimento sullo sfondo di una comunicazione caotica e atomizzata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Eppure, \u00ab<strong>l\u2019avvenire dell\u2019uomo dipende dalla cultura!<\/strong>\u00bb. Non \u00e8 senza un\u2019emozione che facciamo qui risuonare queste parole pronunciate 32 anni fa presso la sede dell\u2019UNESCO a Parigi da Giovanni Paolo II. Coloro che udirono il suo discorso ebbero subito coscienza di aver ascoltato una grande lezione di spiritualit\u00e0 e di umanesimo. L\u2019uomo e Dio, la memoria e la cultura. La <strong>cultura<\/strong> \u00e8 innanzitutto la <strong>memoria<\/strong>. Noi apparteniamo all\u2019Occidente con la sua storia che ereditiamo e che ci plasma. La memoria rafforza l\u2019identit\u00e0. Essa si perpetua nella grande comunit\u00e0 degli uomini che sono uniti da legami diversi, ma soprattutto dalla cultura. Da qui, l\u2019importanza della formazione per la sua conservazione e la sua trasmissione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019uomo \u00ab\u00e8 il fatto primordiale e fondamentale della cultura\u00bb (<i>Dialogo tra le culture per una civilt\u00e0 dell\u2019amore e della pace<\/i>, Citt\u00e0 del Vaticano 2001, n. 8), \u00e8 \u00abil suo unico oggetto e il suo termine\u00bb (n. 7). Ci\u00f2 ha per conseguenza che egli deve sottomettere l\u2019elemento materiale alle forze spirituali e che la cultura deve contribuire al suo essere prima di accrescere il suo avere: \u00abLa cultura \u00e8 ci\u00f2 attraverso cui l\u2019uomo in quanto uomo diventa pi\u00f9 uomo, <i>\u00e8<\/i>, accede di pi\u00f9 all\u2019<i>essere<\/i>. \u00c8 qui anche che si fonda la distinzione capitale tra l\u2019essere e l\u2019avere\u00bb (<i>ivi<\/i>). Grazie alla cultura, l\u2019uomo pu\u00f2 divenire <strong>sempre pi\u00f9 uomo<\/strong> e imparare ad essere di pi\u00f9 non solo \u201ccon gli altri\u201d, ma anche \u201cper gli altri\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo \u00e8 anche il compito del Circolo, con le sue potenzialit\u00e0, con il suo ruolo d\u2019avanguardia e con i suoi progetti volti a ripristinare i valori umanistici, evangelici e francescani: fratellanza, solidariet\u00e0, dialogo, giustizia e pace&#8230;<\/p>\n<p align=\"right\"><span style=\"font-size: small;\"><i>Piotr Anzulewicz OFMConv<\/i><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si chiama \u00abCircolo Culturale San Francesco\u00bb la nuova pagina che attende di essere riempita, configurata o formattata. 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