I santi: un altro volto della Calabria

6ª Serata - Terra dei santiLa santità, intesa come pienezza dell’uomo, è stata il filo rosso della 6ª Serata conviviale (la 52ª consecutiva), ideata nell’ambito della 2ª edizione del WikiCircolo e collocata all’interno del Giubileo della Misericordia, svoltasi venerdì 15 aprile scorso, nel Salone «S. Elisabetta d’Ungheria» presso la chiesa «Sacro Cuore» di Catanzaro Lido. La santità che però aveva una delimitazione e un interrogativo nel tema: «Catanzaro ed oltre: terra di santi?». Un rompicapo per chi volesse sfidare il proprio pensiero divergente, o, meglio, un puzzle per chi volesse ricomporlo. Non è da tutti farsi una domanda del genere: «La Calabria è terra di santi o di ‘dannati’ e ‘disgraziati’?». Mancano oggi o non combaciano molti dei pezzi del passato. Viviamo in un mondo che cambia velocemente e corre ciecamente verso l’individualismo, l’utilitarismo e il consumismo. La domanda, comunque, si è posta. Malgrado i limiti di tempo, la gremita platea se la passava di bocca in bocca, per tutta la Serata ed oltre.

Dannati 2 DannatiÈ senz’altro vero che la ‘ndrangheta, l’organizzazione mafiosa più potente d’Italia, sta ‘mangiando’ la Regione, segnandola come la terra del «noir», dove la vendetta è un diritto e il non avere paura del sangue un dovere. Infatti, le cosche calabresi e la loro penetrazione nel territorio rimangono in auge. Sono quasi un topos che attraversa i mezzi di comunicazione, i quotidiani, il piccolo e il grande schermo. Ricordiamo, ad esempio, il documentario «Uomini di onore» di Francesco Sbano (2006), il lungometraggio «La terra dei santi» di Fernando Muraca (2014) basato sul romanzo «Il cielo a metà» con cui Monica Zapelli, già sceneggiatrice de I cento passi, fa il suo debutto nella letteratura, e il film girato ad Africo, nel cuore della ‘ndrangheta, «Anime nere» di Francesco Munizi (2015), che getta, più da vicino, uno sguardo su rituali, codici d’onore e regole della società, quella civile e mafiosa calabrese, in particolare sul ruolo che in esse svolge l’universo femminile. Una fotografia livida e fortemente contrastata che in bianco e nero sottolinea le divisioni fra legalità e crimine, fra maschi, femmine e parentele, drammaticamente dotata di solidi agganci alla cronaca, con l’accenno alle difficoltà economiche degli ‘ndranghetisti e al disinteresse dello Stato per la solitaria battaglia delle forze dell’ordine nel profondo Sud d’Italia.

Vescovi calabresiIl fatto di volerne parlare e rappresentare è già un elemento che porta di per sé un germe catartico, progettuale e positivo: catechizzare coscienze e formarle ai valori della civiltà, della giustizia, della legalità, della cura del creato, contro ogni forma e cultura mafiosa – omertà, corruzione, illegalità, estorsione, sopruso, racket, pizzo… In questa direzione vanno anche le ultime esortazioni dei vescovi calabresi. «La Chiesa – scrivono negli Orientamenti pastorali per le chiese di Calabria (2015) – è chiamata ad offrire la parola forte del Vangelo e segni concreti che mettano in luce da quale parte stiano i credenti in Cristo, il cui unico interesse è ristabilire la dignità della vita umana. Non può esistere alcun punto in comune tra la fede professata e una vita irreligiosa e miscredente, oppure disorientata dall’appartenenza ad una struttura di peccato, che progetta e commette violenze e infamie contro la persona umana, la società e l’ambiente, che è la casa comune da custodire e curare». È un lavoro lungo quello di educazione e di catechesi ordinaria e permanente in contesti mafiosi, con una particolare attenzione alla socialità ed alla partecipazione civica, secondo le linee della dottrina sociale cristiana, a partire dai più piccoli e dalle famiglie di riferimento. I minori e i giovani-adulti vanno aiutati a percepire la gravità del fenomeno, inteso anche come mentalità, su come prevenirlo, difendercene e su come partecipare all’azione privata e pubblica di contrasto. «Ogni organizzazione mafiosa – affermano i vescovi – è il rovescio di un’autentica esistenza credente e l’antitesi a una comunità cristiana ed ecclesiale. Si faccia osservare ai fedeli che, seppur colorata di religiosità o di moralismo, la prassi mafiosa è sempre atea ed antievangelica».

Giovanni Paolo II a CatanzaroDopo il saluto iniziale alla platea, intervenuta numerosa, la dott.ssa Teresa Cona, segretaria del Circolo, ha condiviso alcuni brani del discorso di Papa Giovanni Paolo II, rivolto il 1 giugno 1985 ai pellegrini della Chiesa di Calabria: «Voglio sperare, che voi non mancherete di rileggere la storia religiosa della vostra Regione, che ha accolto il messaggio cristiano fin dal primo secolo, alla luce splendente dei santi calabresi che hanno forgiato generazioni di cristiani secondo lo spirito del Vangelo e della croce di Gesù Cristo. Come non rievocare alcune figure emblematiche che ebbi occasione di venerare nel corso della mia visita: s. Nilo e s. Bartolomeo, illustri rappresentanti del monachesimo cenobitico; s. Bruno, che diede impulso in Calabria al monachesimo certosino, fondando quella splendida Certosa, che ancora porto davanti al mio sguardo; s. Francesco di Paola [Il Papa morì nel giorno di s. Francesco], il santo dell’umiltà e della carità, sempre vicino al cuore della gente! Gli alti esempi di questi santi luminosi e sempre attuali devono costituire uno stimolo costante per quella animazione cristiana e sociale della Calabria, oggi non meno dei tempi passati, bisognosa di uomini e donne che sappiano testimoniare con coraggio l’impegno per una rinascita spirituale. Ma, i santi calabresi, soprattutto s. Francesco di Paola, non hanno disatteso l’impegno sociale, anzi, non hanno lasciato occasione per porsi a servizio e a sollievo dei poveri, dei deboli, dei malati».

Il Papa ha ribadito, nel suo discorso, che il problema sociale in Calabria va sotto il nome di «questione meridionale»: «Si tratta dei problemi riguardanti le differenti condizioni di vita delle popolazioni meridionali e specificamente di quelle calabresi, e degli aspetti relativi alla vita morale e religiosa, ed alla coerenza nei comportamenti privati e pubblici, delle preoccupazioni sociali relative alla disoccupazione, specialmente quella giovanile e intellettuale, ed il problema di fondo di un più vasto ed omogeneo sviluppo economico, che riguarda non solo la Calabria, ma tutte le Regioni del Mezzogiorno d’Italia».

Sono parole di un’attualità sconcertante, dopo sei lustri! Chi non si è fatto fuorviare dal titolo della Serata, reso “ emblematico” dall’interrogativo posto alla fine della frase, ha partecipato ad un incontro unico che non voleva essere una semplice carrellata su molti santi, noti e meno noti, che hanno avuto i natali nella nostra Regione. Tutt’altro, il titolo voleva scuotere le coscienze degli intervenuti e costringere i presenti ad un’introspezione alla luce di quello che la Serata avrebbe loro “trasmesso”.

beatitudiniCon la sua introduzione, a seguito dell’intervento della Segretaria, Piotr Anzulewicz OFMConv ha delineato il significato del termine «santo» che, come anche il termine «perfezione», e tanti altri, soffre il logorio del tempo e dell’uso incontrollato: santo ideale, ideale di santità, uomo perfetto, «superman». Negli ultimi decenni – ha proseguito – è sorta un’abbondante letteratura sul pericolo di idealizzare la «perfezione» cristiana che rischia così di deformare e di fuorviare dal “credente evangelico” che è immagine di Dio, discepolo di Cristo, peccatore bisognoso di perdono e misericordia [al riguardo si può vedere ad es. l’articolo di F. Bettati, Nessun uomo è nato “santo”. Dal Magistero degli ultimi 60 anni, «Rivista di Vita Spirituale» 23 (1969) 137-159. L’autore spiega i vari elementi: grazia, volontà, impegno, processo]. Ai presenti ha fatto risaltare come sia pericolosa la tendenza di concepire o presentare la santità come uno strumento totalmente eccezionale e straordinario da essere accessibile soltanto a pochi privilegiati, cioè a quelli superdotati in grazia e natura. Ai poveri mortali, aprioristicamente “scartati”, non resta che ammirarli e mai raggiungerli. Sta di fatto che si continua a magnificare un tipo di santo prefabbricato, tutto santo dalla nascita o dalla conversione, un fulgore di virtù e di miracoli, dove il margine concesso al lato agonistico e all’aspetto umano ed esistenziale rimane facilmente sommerso e trascurato. I santi sono persone del proprio tempo, dal quale prendono la cultura e la spinta, e nel quale riversano pure la loro originalità umana e divina. La loro vita ha un incisivo raggio d’influsso, quello comunitario, sociale, ecclesiale, culturale, profetico, creativo ed anche correttivo: corregge, dischiude e amplia la visione dell’uomo, della società, del mondo, operando come attrazione, contagio o stimolo.

IMG_0175ll microfono è passato poi al Curatore principale della Serata, l’avv. Pino Frontera, che ha fatto una rapida carrellata dei santi e dei beati più cari ai fedeli calabresi: Ciriaco di Buonvicino († 1030), Daniele da Belvedere († 1227), Francesco di Paola († 1507), Gaetano Catanoso († 1963), raccontando non soltanto la loro vita virtuosa, ma innanzitutto la loro ricezione da parte della gente.

Per dare a tutti l’opportunità di esprimere le proprie opinioni, si è voluto poi sperimentare la modalità di innescare il dibattito – per la prima volta – a metà della conversazione. La Segretaria, quindi, ha posto al pubblico la domanda: «Siamo in grado di identificare nella nostra terra di Calabria e nel nostro tempo “figure /modelli” di vita cristiana da seguire, cioè persone spirituali che hanno profondamente incarnato i valori umani, evangelici, sociali (non c’è bisogno di essere canonizzati per fungere da modelli)?». E’ seguito un vivace ed interessante dibattito con scambi di opinioni. L’avv. Frontera ha posto l’attenzione sulle recenti figure di mistici calabresi: Concetta Lombardo († 1948), Antonio Lombardi († 1950), don Francesco Antonio Caruso († 1951), sr. Semplice Berardi († 1953), Mariantonia Samà († 1993), Nuccia Tolomeo († 1997), Raffaele Gentile († 2004), Natuzza Evolo († 2009), e tanti altri ancora.

Santi e beatiSuperando costantemente il proprio «io» e seguendo la strada delle beatitudini evangeliche (cfr. Mt 5,1-12), nello spazio del dono di sé, del bene e del bello, essi hanno ritrovato se stessi e hanno maturato e raggiunto la pienezza umana e cristiana. Sarebbe interessante dedicare una speciale edizione delle Serate ad alcuni di loro. Proprio loro, pienamente umanizzati e divinizzati dall’amore, rappresentano un altro volto della Calabria: sono come astri nel firmamento della collettività religiosa e civile calabrese. Ci dicono: chi vive le beatitudini, impara a vedere il mondo come Dio lo vede – non solo nella sua dimensione orizzontale, ma anche in quella verticale, interiore e profonda. Di conseguenza attua quella metamorfosi delle relazioni che in Cristo risorto è stata già attuata. Si rende consapevole di appartenere al destino dei costruttori di pace. Si rimbocca le maniche e lavora per costruire la riconciliazione. Ogni giorno toglie dalla sua vita i “riempitivi” al posto di Dio, le polveri e le creme lucidanti, gli idoli, per essere riempito solo di Dio. Rende il suo cuore libero. Con la non-violenza e la mitezza lotta contro le violenze, i regimi e le oppressioni. Fa passare nella sua vita la stessa misericordia e tenerezza del Padre ed è pronto al perdono, perché è l’amore che salva il mondo, e non la guerra. Sa di essere amante della giustizia, anche quando tutto ciò che ci sta attorno è una continua tentazione a farci vivere da “mafiosi” e non da cristiani.

La Serata si è conclusa con l’aperitivo, tra pizze e dolci rustici. Si è anche brindato con uno spumante offerto dalla sig.ra Rosa Mercurio, assidua estimatrice del Circolo, in segno di festa e di augurio: “Santi subito!”.

(pa-tc)

IMG_0179IMG_0171IMG_0174IMG_0183IMG_0181IMG_0180




50ª Serata…

5ª Serata (II)La 50ª Serata a tema, tra quelle conviviali o cinematografiche, con aperitivo o con cinedibattito! Un evento che si è svolto venerdì 1 aprile scorso, nel Salone «S. Elisabetta di Ungheria» presso la chiesa «Sacro Cuore», focalizzato su «Catanzaro ed oltre: Quali suggestive tradizioni pasquali da conservare e tramandare?», nell’ambito della 2ª edizione del WikiCircolo e nel solco dell’Anno straordinario della Misericordia. Tra i numerosi partecipanti era presente la presidentessa dell’Associazione «Emmaus Catanzaro», prof.ssa Maria Concetta Infuso, che in occasione delle festività pasquali ha fatto dono al Circolo di un gigante uovo di cioccolato, accolto con gratitudine e commozione, come simbolo di rinascita. Non poteva che essere il più bel dono-“trofeo” per festeggiare anche la 50ª Serata, sempre giovane, bella, speciale, unica, perché veicolo di tematiche di attualità scottante o di interesse esistenziale e sociale. La Serata del Wiki- e CineCircolo è al servizio della collettività parrocchiale e cittadina, e non tanto delle finalità statutarie del Circolo, «luogo di aggregazione, di incontro, di dialogo» (al riguardo si legga l’articolo: https://circoloculturalesanfrancesco.org/site/il-nostro-ideale/). C’è chi le resta fedele e viene ad ammirare la sua giovinezza e bellezza. E c’è chi si ostina, fin dall’inizio, a salutarla magari per un attimo. Lei non si dipinge migliore di quello che è: «Io sono nata – si dice – bellissima. Non credo di esserlo di più». Non si affanna, dunque, quando vede i gruppi parrocchiali, specie quelli di profilo francescano, lasciarsi folgorare da altre “bellezze”. Soffre, attraversa l’offuscarsi della felicità, si rammarica come può, si ribella alle nuvole scure o nere e poi le lascia passare, accetta la solitudine e cerca una possibilità lieta per presentarsi di nuovo, venerdì, alle ore 19. È immensamente grata a quanti la sostengono e la frequentano.

IMG_0037Per darle avvio questo venerdì, è stato scelto il pensiero di Papa Francesco: «La Pasqua è l’evento che ha portato la novità radicale per ogni essere umano, per la storia e per il mondo: è il trionfo della vita sulla morte; è la festa di risveglio e di rigenerazione» (Regina Caeli del Lunedì dell’Angelo 2015). È «un evento stupendo – ha proseguito Piotr Anzulewicz OFMConv – che ha rivoluzionato e trasformato la storia e ha ridato un senso all’esistenza di ogni uomo. In quanto tale rimane misterioso, nel senso di nascosto, al di là della portata della nostra conoscenza. Tuttavia, tutti i Vangeli ci infondono la certezza che la Pasqua di Cristo è anche la nostra Pasqua. Forti di questa certezza, ci sentiamo chiamati a “suscitare la speranza” e proclamare il Risorto, con la vita e mediante l’amore, dando da mangiare agli affamati, vestendo gli ignudi, accogliendo lo straniero…».

Uova 2

Woman-in-Russian-dressNell’intervento introduttivo del Presidente del Circolo si è schiusa poi, come di incanto, la spiegazione di alcune tradizioni e usanze pasquali che affondano le loro radici nel paganesimo o rievocano i rituali primordiali e i culti agro-pastorali e arborei delle popolazioni nordiche e orientali. In Germania, ad esempio, vi è l’usanza che i bambini, la mattina della domenica di Pasqua, vadano alla ricerca nei giardini delle case delle uova nascoste dal “coniglio pasquale”, mentre in Inghilterra si fanno rotolare sulla strada uova sode colorate fino a quando il guscio non si sia completamente rotto. L’uovo è da sempre simbolo di rinascita e di fertilità. Lo testimoniano le usanze delle uova “sacre” russe o ucraine ove il cibarsi di questo alimento celebrerebbe la rinascita del sole e il ritorno delle stagioni dell’abbondanza. L’idea dell‘uovo “sacro” si è così tramutata nel tempo. Basti pensare agli antichi romani per i quali «omne vivum ex ovo» (lat. «ogni essere vivente [proviene] dall’uovo [nel senso di «germe»]»), o  al medico inglese William Harvey († 1657), che nel frontespizio della prima edizione  della sua opera Exercitationes de generatione animalium («Esercitazioni sulla generazione degli animali») inserì il motto «ex ovo omnia» (lat. «tutto dall’uovo»). Una leggenda narra che Maria Maddalena si presentò all’imperatore Tiberio con un uovo dal guscio rosso, o ancora la Vergine Maria donò a Ponzio Pilato un cesto di uova colorate per implorare la liberazione del Cristo. Il cibarsi delle uova, così, diventa un rituale collettivo di partecipazione alla nuova vita e dunque alla resurrezione.

IMG_4677Al riguardo, la dott.ssa Teresa Cona, segretaria del Circolo, dopo aver rivolto gli auguri pasquali alla platea, ha condiviso l’osservazione di Domenico Delle Foglie, pubblicata il 28 marzo scorso dall’Agenzia SIR (Servizio Informazione Religiosa). L’autore, sfogliando le prime pagine dei quotidiani nel giorno di Pasqua, ha notato che non è stato scritto neanche un rigo della resurrezione di Gesù, «nel cui nome ben oltre un miliardo di donne e di uomini in ogni angolo della Terra si fermano a pregare e a invocare in Cristo risorto (Rupnik)suo nome la pace». Ecco, uno strano modo di escludere Gesù dalla vita pubblica, «nel nome di qualche paganità laicista o addirittura in nome dell’uguaglianza che egli stesso ci ha insegnato» (Papa Francesco). «E allora – confida Delle Foglie – ci è passato per la mente un cattivo pensiero: metti che un musulmano radicalizzato, di quelli che interpretano la religione del profeta come un programma politico-ideologico e non come una via per la salvezza e la purificazione, abbia letto ieri la prime pagine di uno dei più grandi quotidiani italiani… Chi sarebbe in grado di convincerlo che questo Paese non è un terreno di conquista per il suo islam violento, anche a colpi di bombe e in nome delle Guerra santa? Se un tale Gesù Cristo non ha trovato traccia da nessuna parte… Se la Pasqua, la festa dei cristiani, è tutta e solo un fatto strettamente privato… Se gli stessi cristiani la declassano, sarà solo una formalità riempire quel vuoto di senso religioso. Certo, con le loro maniere forti (per usare un eufemismo). Insomma, come “un marziano a Roma” di Ennio Flaiano, cosa riescono a capire della nostra religione privata quei fanatici che uccidono in nome dell’islam? Di sicuro, non lo capirebbero dalle prime pagine dei quotidiani e forse neppure da quelle interne, spesso ricolme di discredito per chi crede nella Croce, pur senza essere un crociato. Fossi un giornalista laico, magari anche laicista, anche solo per fare un dispetto a chi uccide in nome della religione, avrei scritto di Gesù e della sua storia infinita». Sì, in quel giorno dedicato alla sua vittoria, magari solo poche righe in prima pagina, per ricordare che i cristiani hanno pregato per accogliere il Salvatore e Signore Gesù Cristo.

IMG_4674La Serata è entrata nel vivo con l’intervento dell’avv. Giuseppe Frontera. All’attenta platea ha illustrato vari usi e costumi catanzaresi nel periodo pasquale, offrendo degli spunti per guardare in modo più positivo all’eredità religiosa e culturale dei nostri antenati. A lungo si è soffermato sulla processione religiosa che tuttora si svolge il a-varetta-sabato-santo-badolato-foto-gori-campese-gilbotulinoVenerdì Santo a Catanzaro ed in altri centri calabresi: la «Naca» (A Naca, in dialetto; termine che deriva dal greco nachè = culla), nella quale è Affruntata-740x493adagiato il corpo di Gesù. Non poteva mancare anche l’«Affruntata», la rappresentazione religiosa che si tiene nei Comuni delle Province di Reggio Calabria, Vibo Valentia e nella parte meridionale della Provincia di Catanzaro, dove è conosciuta anche con il nome di «Cunfrunta», nel periodo di Pasqua. È di carattere prettamente popolare, con origini pagane. La manifestazione si svolge per le strade e nelle piazze, dove tre statue raffiguranti Maria Addolorata, Gesù e s. Giovanni vengono trasportate a spalla, da quattro portatori per statua, per simboleggiare l’incontro dopo la resurrezione di Cristo. Essa viene preparata e provata a lungo in precedenza. L’«Affruntata» è inscenata anche in altri Comuni d’Italia e addirittura all’estero, ad esempio a Toronto, dove le comunità di emigrati italiani hanno deciso di mantenere le tradizioni dei paesi d’origine.

L’Avvocato ci ha parlato di altre tradizioni cristiane pasquali, ormai dimenticate. Per darne un’idea immediata, alcune di esse sono state corredate di immagini, proiettate sul grande schermo da Ghenadi e dal suo assistente Gabriele. Non si può negare che la Calabria sia una regione fortemente segnata dal cristianesimo. Le sue radici cristiane sono ancora vitali, malgrado il forte e diffuso fenomeno della secolarizzazione. È importante tuttavia un rinnovato impegno a custodire il suo patrimonio e a tenerlo vivo. Negare la propria eredità spirituale e culturale vorrebbe dire negare la propria storia e l’identità. È su questi temi cruciali che si gioca il futuro delle nostre società europee.

La suggestiva 50ª Serata è proseguita nel consueto aperitivo tra pizze a vari gusti e dolci pasquali della tradizione calabrese. In una atmosfera gioiosa si è rotto quel gigante uovo – dono dell’Associazione «Emmaus Catanzaro», distribuendo il cioccolato tra i presenti.

Il Circolo Culturale San Francesco, se accolto a cuore aperto e con un atteggiamento di fraternità e di condivisione, potrà essere un faro di chiara luce.

IMG_1763IMG_4665IMG_0084IMG_0078IMG_0088IMG_0090IMG_0093IMG_0096IMG_0099IMG_0103IMG_0105IMG_0106 IMG_0108IMG_0109IMG_4680(pa-tc)