Programma completo del WikiCircolo

Amici, è disponibile il programma completo della 7ª edizione del WikiCircolo con il file rouge: «Negli spazi abitati dai giovani…». La nuova edizione s’inserisce nella marcia verso il Sinodo dei Vescovi sul tema: «I giovani, la fede e il discernimento vocazionale» (3-28 ottobre 2018), e verso la 34ª Giornata Mondiale della Gioventù a Panamá (22-27 gennaio 2019). Per questo si ispira all’Instrumentum laboris della 15ª assemblea generale ordinaria del Sinodo, al Messaggio di papa Francesco per la 33ª GMG 2018 dal titolo: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio» (Lc 1,30), ed anche alla preghiera-inno Cantico delle creature di frate Francesco d’Assisi.

Nel programma, 9 Serate conviviali, dal 21 settembre 2018 al 18 gennaio 2019, tutte gratuite e aperte a tutti, vicini e lontani, introdotte da un brano musicale o/e video, intervallate da una pausa di condivisione e concluse con un «aperitivo». A configurarle in dettaglio e a scegliere, per la piccola tavola rotonda, i relatori di rilievo sarà lo Staff dell’edizione: Clarissa Errigo, Valentina Gulli e Teresa Cona, in collaborazione con Alex Scicchitano e Luigi Cimino. Il Salone «S. Elisabetta d’Ungheria», presso la sede del Circolo situata al lato destro della chiesa «Sacro Cuore» a Catanzaro Lido, sarà il luogo degli incontri che si terranno un venerdì sì e un venerdì no, alternandosi con il ciclo cinematografico.

Non dimenticate di accompagnare la loro preparazione remota e prossima seguendo la pagina Facebook e fate un ‘regalo’ al Circolo: diventate suoi paladini, promotori, collaboratori e sostenitori. Contiamo su di voi. Non ci abbandoni mai la voglia di diffondere l’ideale del Circolo: «la cultura e la cura dell’altro», portando avanti i programmi già attivati e lanciando quelli elaborati, ma mai avviati, per il bene della collettività e di «sora nostra matre Terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba» (Cant, v. 9: FF 263).

Piotr Anzulewicz OFMConv

a nome del Consiglio direttivo

 

 

 




Un battito di cuore alla sfida delle sette…

«A me gli occhi, prego», direbbe l’8ª Serata conviviale con «aperitivo» focalizzata sul tema «I giovani: facile bersaglio delle sette occulte e dei nuovi movimenti religiosi» e collocata nell’ambito della 6ª edizione del WikiCircolo dal motto «I giovani con ‘sorella’-‘madre’ Terra», che si è svolta il 4 maggio 2018 nel Salone «S. Elisabetta d’Ungheria» presso la chiesa «Sacro Cuore» di Catanzaro Lido.

Il tema, esposto da don Vincenzo Agosto, Alex Scicchitano e il sottoscritto, e illustrato con i due video (Illuminati. Spiegazione del loro «simbolismo» e Il lato oscuro dei social network), per ben due ore ha tenuto incollate persone che pian piano riempivano il Salone. Tra loro, i fantastici membri del Rinnovamento nello Spirito.

Serata straordinariamente intensa per chi ha regalato un battito di cuore alla sfida delle sette e dei «nuovi movimenti religiosi» o dei «culti» e, in particolare, ai giovani vulnerabili, «sconnessi», «senza legami», in pericolo, a rischio di fascinazioni occulte o già «pescati», trascinati e finiti negli ingranaggi di una finta spiritualità, plagiati dai guru, «deprogrammati» contro la loro volontà e resi schiavi delle sette, eppure sempre «appetibili», in cerca di un «dulcis in fundo», cioè di un’offerta di senso, di perché, di valori che entusiasmino, foss’anche in forma di surrogato rispetto al caffè, che altrove esiste, ma non è stato mai gustato a fondo.

Togliamoci però dalla testa che a finire negli ingranaggi della finta spiritualità sono solo i giovani vulnerabili e sprovveduti, gli anelli deboli della società. «Ciascuno di noi può cascarci» − scandisce Giuseppe Ferrari del Gruppo di Ricerca e Informazione Socio-religiosa (GRIS) di Bologna, l’osservatorio anti-sette della Chiesa cattolica. Sfoglia l’archivio delle segnalazioni: avvocati, dirigenti, impiegati, professori, persino magistrati. Altrimenti non sarebbero oltre un milione le persone che in Italia nutrono una galassia di oltre 600 sette religiose e di ancora più numerose le psico-sette, dalla facciata un po’ eccentrica (49%), di quelle sataniste (18%) o stregonesche (18%). Sono italiani medi gli “irretiti”, i “plagiati”, i “succubi” di oggi. La dott.ssa Lorita Tinelli del Centro Studi Abusi Psicologi (CeSAP) di Bari, tra i più attivi centri d’assistenza psicologica e legale per vittime di plagio, desolata ed avvilita confida: «Perfino un collega psicologo…». E don Aldo Buonaiuto della Comunità Papa Giovanni XXIII, l’unica associazione a offrire un numero verde anti-sette sempre disponibile, conferma: «Il 70% dei nostri casi riguarda persone istruite, perfino laureati, spesso facoltosi».

I santoni d’accatto e i ciarlatani dell’anima vanno sul sicuro. Preferiscono pesare le vittime tra i clienti dei fitness club, dei corsi di Shiatsu e di Qi Gong, nella classe media consumatrice di salutismo psicofisico. Ad esempio, Elena di Milano, una libera professionista, riferisce: «Mia sorella mi iscrisse a un ciclo di pranoterapia. Sembrava tutto normale, ma poi spuntò la santona, affabile. Ci parlava del “terzo occhio” e della “luce sopra di noi”. Era piacevole ascoltarla. Ci annunciò che poteva “canalizzare Gesù” dentro di noi e ammetterci a un circolo esclusivo di prescelti, pieno di persone importanti, attori, soubrette, nomi famosi… Perché no? Chissà, magari funziona. Sembrava un regalo. Cinquanta euro a incontro, non sono poi tanto. Ed era così bello sentirsi circondati di apprezzamento, avvolti d’amore. Solo che, via via, la gentilezza spariva e subentravano prima le prove di perfezionamento, gli esercizi spossanti e poi le sgridate, l’autorità, le imposizioni. Ci mettevano contro i nostri cari e ci impedivano di coltivare altre amicizie. Io uscivo dalle sedute terrorizzata e piangente, ma non riuscivo a staccarmi. Quella minacciava: “Se te ne vai, Cristo ti abbandona, perderai la vita”. Ero la reietta, l’apostata. Ci ho messo tre anni ad uscirne. E altri tre a liberarmi dal senso di fallimento».

Il discount della felicità in vetrina e l’abisso della spersonalizzazione nel retro. Secondo Massimo Introvigne, sociologo e saggista, fondatore e direttore del Centro Studi sulle Nuove Religioni (CeSNuR), dice che la parola “setta” è obsoleta, perché ricorda massonerie e riti fumosi: «Ora vanno fortissimo le religioni neobuddiste giapponesi, il cui motto è Genze riyaku, “beneficio immediato”. Ecco la lusinga: un benessere spirituale pronta cassa, da bere d’un fiato, come una bevanda dietetica». A suo parere non siamo una società secolarizzata. Siamo invece una società di «credenti senza appartenenza», di fedeli a caccia di parrocchie easy-fit, assetati di esperienze più che di credenze, più clienti che adepti. È un bisogno crescente di spiritualità, ma di quella semplice, aerobica ed efficiente, già disponibile nell’aldiquà e non rimandata all’aldilà, di un wellness interiore che ti fa finire dritto in braccio a quelli che la criminologia non definisce più sette religiose, ma “gruppi distruttivi”. L’offerta è vastissima ed ossessiva: lusingando arriva in tutte le case, sul web, WhatsApp, Facebook, Twitter… e le difese sono bassissime.

Una rara sospettosa chiede al GRIS: «Potete dirmi cos’è il “lavaggio energetico emozionale”? Sono una buona cattolica e non vorrei cacciarmi in un pasticcio». Chi però va a sospettare del crocefisso? Paolo, laureato da poco, voleva festeggiare il suo ritorno alla fede e iniziare la preparazione alla cresima, ma quel gruppo che aveva sede in una parrocchia era un po’ strano. «Dopo la bella accoglienza iniziarono certi discorsi sui “nemici della fede”, sulle tentazioni carnali. Me ne andai e subito cominciarono le persecuzioni: irrompevano in negozio e mi telefonavano a casa di notte: “Sei un prescelto, sei un eletto. Se abiuri, farai una brutta fine”. No, non era un corso per cresimandi…».

«L’inferno − scrive il giornalista Michele Smargiassi − comincia di solito con un leggero gesto consumista: si sceglie un percorso spirituale come un paio di carine scarpe sportive». Il tuffo nel tunnel di Alessandra, ad esempio, iniziò con un volantino sul bancone di una libreria: un innocente corso di Reiki, “prima lezione gratuita”, che male c’è? Accoglienza allegra e luminosa. «Ci dipinsero l’esperienza come un paradiso». E via, aprire i cuori e i portafogli: una serata − 260 euro, un corso “residenziale intensivo” − 1200 euro, e le attività che diventavano sempre più strane e scabrose: «Si parlava quasi solo di sesso», i «lavori» sfiancanti, le notti quasi insonni. Così quando arriva il momento dell’esperienza no-limits, quella del gong, «sei in una condizione di offuscamento mentale». Anna, di Bari, finì nel tunnel per seguire il fidanzato. «Se non andavo, mi avrebbe lasciato. Il guru voleva così e io per amore avrei fatto ogni cosa, a ventidue anni». In quel gruppo era il guru a fare e disfare la vita di ciascuno. Ubbidire o essere puniti, e la punizione era la «trasgressione creativa». «Il guru stabiliva con chi il tuo ragazzo doveva tradirti. Un giorno mi disse che dovevo prestarmi per una “trasgressione creativa”. Gli dissi: “Siete matti”, e trovai la forza per mollare tutto».

Quanti però non hanno coraggio di reagire e abbassano la testa? All’e-mail di don Aldo Buonaiuto arrivano storie come quella di una signora, moglie di un medico e madre di tre figli, che sparisce dopo un misterioso seminario a Milano, lasciando solo un talismano con un serpente. «La polizia ci ha detto che non si può fare nulla perché è diritto di un maggiorenne…». Simil-cristiani, para-buddisti, pseudo-scientifici, misteriosofici… La metodologia è la stessa: un letale mix tra tecniche di marketing e arsenale da torturatori di Abu Ghraib. Franca, madre con due figlie, raccontò a «Famiglia Cristiana» della dieta rivoltante imposta da un sedicente “angelo reincarnato”: «Pasta, solo pasta, aggiungendone se non finivo il piatto, mi faceva mangiare anche quella che vomitavo».

«L’incapacità di ribellarsi − scrive ancora Smargiassi − sembra inverosimile solo a chi non ha toccato con mano l’infernale meccanismo della sudditanza psicologica, come Franco a cui hanno rubato un fratello: “Incontrò questo santone. All’inizio me ne parlava entusiasta, tutto bello, puro, etereo… Avevamo appena avuto un lutto in famiglia. Può capitare a tutti, ma se qualcuno si infila nella tua crepa, l’abisso è lì, caderci è un attimo, e non risali più. Quello diceva di essere Dio, niente di meno, e come si fa a tradire Dio? ‘Se te ne vai, il tuo karma soffrirà, evolverai per saturazione!’. Cosa volesse dire, non so, ma mio fratello ne era paralizzato. Non c’è più il reato di plagio in Italia, è vero, ma questa è riduzione in schiavitù, si potrà fare qualcosa”». Che cosa?

«Attilio di Verona ha mobilitato anche l’Interpol, ma di suo figlio ventiseienne non sa più nulla. “Due anni fa perse il lavoro. Si mise a cercare su Internet. Trovò questa comunità, sorrisi, crocefissi al collo, cieli azzurri. Non ebbi il cuore di trattenerlo. Mesi di silenzio. Mesi fa, una telefonata: lui, piangente. Mi disse: ‘Papà, dimmi le cose più brutte, ma vienimi a prendere, salvami’. Mille chilometri di distanza, li avrei fatti anche di corsa, gli dissi di prendere i documenti e scappare. Lo fece, ma lo ripresero. Mi richiamò con una voce falsa: ‘Papà, mi ero sbagliato, sto bene’. Ora al cellulare rispondono altre persone e buttano giù”. Gli trema la voce. Il far West delle anime ha avuto un altro scalpo».

E cosa dire del «satanismo acido» che sta travolgendo gli adolescenti? Spesso loro stessi sono «a caccia» di satana sul web. Gli ‘adepti’ di satana, reclutati attraverso i social network e i profili di Facebook blindati, cioè non accessibili a tutti, sono in forte crescita. E’ proprio Facebook, il social per eccellenza ad essere utilizzato, più di tutti gli altri presenti in Internet, per contattare i ragazzi sensibili al fascino del “Signore delle Tenebre”. Ed è anche il ‘luogo’ dove la Polizia di Stato ogni giorno scova decine di nuovi simpatizzanti. L’età a rischio è quella compresa tra i 12 e i 22 anni. «Frasi ad effetto, musiche dark spinto, fotografie di sangue e teschi, e questi ragazzi soli davanti al pc, e spesso per la maggior parte della giornata, vengono risucchiati dal vortice dell’oscuro − spiega a Panorama.it Maria Carla Bocchino, dirigente responsabile della Divisione Analisi del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato. − Vengono quasi ipnotizzati con musiche “realizzate” al computer dove si sentono lamenti strazianti e voci sofferenti ed agonizzanti». Un ruolo importante possono giocare anche i tratti definibili come ‘schizoidi’ e ‘antisociali’ dei ragazzi. Un adolescente, che aumenta il suo isolamento fisico e psichico dalla società normativa e manifesta comportamenti antisociali (vandalismo, furti, violenza…) e abusi di alcol e droga, merita senz’altro attenzione anche rispetto alla possibile adesione a una setta, ma la meriterebbe comunque, indipendentemente dalla eventuale soluzione satanica. Certo, anche la propensione per l’occulto, il gotico e la necrofilia sono segni che vanno tenuti d’occhio.

E’ estremamente importante che i genitori monitorizzino il computer e il cellulare del figlio o della figlia, prestando la massima attenzione a che cosa guarda sul web e con chi interagisce. Spessissimo queste sette sataniche acide si nascondono dietro profili di Facebook, ma anche dietro ad semplici associazioni onlus. Questi sono i casi più complessi da individuare, ma con un po’ di attenzione un adulto riesce ad intercettarli. «Se un genitore lo ha già scoperto − afferma Nadia Francalacci, collaboratrice dei servizi informativi centrali della Radio Vaticana −, deve rivolgersi alla Polizia postale che è in grado di entrare nel sito o profilo sospetto ed eventualmente oscurarlo. Con questi ragazzi non è consigliabile mai avere un atteggiamento duro e intransigente perché sono proiettati in una realtà che è difficile da gestire.

Ebbene, i giovani hanno bisogno di un chiaro orientamento e di vera spiritualità, di entusiasmarsi per un grande ideale e di sentirsi protagonisti di una società futura, più umana e più solidale. In caso contrario rischiano di diventare adulti non vivendo, ma lasciandosi vivere dietro la corrente, baloccandosi tra moto e flirts, assordandosi in discoteca o nei pub, sempre e comunque a caccia di sensazioni epidermiche che li facciano uscire da sé, oltre un sano “divertirsi”, fino a darsi allo “sballo”, agli sport estremi e, nei casi peggiori, perfino all’alienazione della droga e all’«abbraccio» delle sette… Ecco perché la moderna Caritas li inserisce nella categoria dei «poveri appettibili». E l’attuale edizione del Wiki– e CineCircolo continua a regalare a loro e a favore di tutti, ostinatamente e gratuitamente, ogni venerdì, un battito di cuore…, insieme all’«aperitivo» e al «cocktail».

Piotr Anzulewicz OFMConv




Edu-care nell’era digitale…

«I giovani: categoria ‘a rischio’ in una società plurale» è stato il tema della 1ª Serata conviviale con «aperitivo» della 6ª edizione del WikiCircolo dal motto: «I giovani con la ‘sorella’-‘madre’ Terra», ispirata al documento preparatorio del prossimo Sinodo dei vescovi: «I giovani, la fede e il discernimento vocazionale», ma anche all’enciclica Laudato si’ di papa Francesco e alla preghiera-inno Cantico delle creature di frate Francesco, ed aperta gratuitamente a tutti: soci, sostenitori, amici. La Serata – 109ª di seguito, con decorrenza dal 10 gennaio 2014 – è sfociata venerdì 12 gennaio 2018, nel Salone «S. Elisabetta d’Ungheria» presso la chiesa «Sacro Cuore» di Catanzaro Lido.

E’ ora di tornare a questa Serata di debutto, “pensante”, ma non pesante, che si è impressa nella nostra mente e ci ha permesso di tracciare il profilo dei giovani ‘a rischio’, sullo sfondo della società ormai plurale, complessa, ‘liquida’, in costante mutamento, e ascoltare il loro SOS (ingl. «Save Our Souls» = «Salvate le nostre anime»). Ad aprirla, l’inno ufficiale della 34ª Giornata Mondiale della Gioventù (GMG) che si terrà a Panamá dal 22 al 27 gennaio 2019, scritto e composto con i ritmi tipici della cultura panamense da Abdiel Jiménez, catechista e salmista della parrocchia «Cristo Risuscitato» di San Miguelito, autore di vari componimenti liturgici e membro di diversi cori che fanno capo alla Facoltà di Scienze Religiose dell’Università Cattolica «Santa María La Antigua».

Dopo le parole di benvenuto e la presentazione del programma da parte di Teresa Cona, segretaria del Circolo e curatrice dell’edizione insieme a Alex Scicchitano e Luigi Cimino, il sottoscritto, a mo’ di preludio, ha pensato di polarizzare l’attenzione dei presenti sulle recenti problematiche derivate dalla «full immersion» dei ragazzi nella «rete» dei nuovi media che sono esplosi in questi ultimi tempi, diventando essi stessi gli “educatori sottotraccia”, in aperta concorrenza con i principali “titolari” della formazione: genitori, insegnanti, operatori parrocchiali… Partendo dall’attuale situazione, in cui i preadolescenti manifestano grandi competenze sul piano tecnologico, abbinate a un preoccupante analfabetismo sugli effetti collaterali dei moderni «device», di cui sono profondamente innamorati, ha offerto alcune indicazioni dal risvolto educativo.

In un mondo di galoppante evoluzione, dominato dal web, che esalta ogni giorno di più il potere fascinoso dei social, rilasciando l’illusione di una facile e vasta popolarità e visibilità a colpi di selfielikefollower, video di YouTube sul tablet, chat, messaggi, i ragazzi hanno bisogno di una intelligente contro-proposta educativa, fatta di relazioni vere, reali, amicali empatiche. I «nativi digitali» (è una espressione che viene applicata ai ragazzi che sono cresciuti con le tecnologie digitali come Internet, telefoni cellulari e mp3), quando usano un social network per comunicare, sono fermamente convinti di avere dall’altra parte dei veri amici, e non degli amici virtuali, di cui fidarsi ciecamente. Compito dei «migranti digitali» (i genitori e coloro che sono cresciuti prima delle tecnologie digitali e le hanno adottate in un secondo tempo) «non è quello di negare la validità di questo nuovo modo di relazionarsi o addirittura proibirla quanto, senza giudicare né demonizzare gli strumenti in uso oggi, aiutare i nativi a non trascurare l’importanza degli altri codici di comunicazione. […] Sarebbe utile rispettare una sorta di “contratto” al proprio figlio, nel quale ci si accorda sul tempo da dedicare al computer, stimolando in lui la consapevolezza delle tante ore trascorse davanti allo schermo. Porre dei chiari limiti è utile perché può aiutare l’adolescente a quantificare il tempo che dedica a queste attività, e conseguentemente aiutarlo a percepirne, egli stesso, gli eccessi. Le regole circa l’utilizzo di Internet dovrebbero essere oggetto di dialogo e negoziazione e rappresentare occasioni per parlare e discutere con i figli. Possiamo così confrontarci con loro anche sui Siti che è opportuno visitare e su quelli a cui invece non devono accedere» (A. Ricci−Z. Formella, Educare insieme nell’era digitale, Torino 2018, 20-21). Secondo gli autori del libro appena citato [il primo è psicologo-psicoterapeuta, analista transazionale, professore invitato presso l’Istituto di Psicologia dell’Educazione dell’Università Pontificia Salesiana di Roma e docente della Scuola Superiore di specializzazione in psicologia clinica presso il medesimo ateneo; l’altro è sacerdote salesiano, vice-decano della Facoltà di Scienze delle’Educazione della stessa Università, dove è professore ordinario della cattedra di psicologia dell’educazione, da anni impegnato in attività di formazione nel campo della psicologia dell’educazione, con particolare attenzione agli aspetti di prevenzione del disagio giovanile e della promozione del benessere socio-relazionale), «l’ideale sarebbe non concedere il cellulare personale prima dei 12 anni e fino ai 14 anni lasciarlo usare solo in caso di necessità […]. Vietarne assolutamente l’uso mentre fanno i compiti e farlo spegnere durante la notte. […] Crescere ed educare i figli vuol dire fornire un conteso favorevole, fatto di relazioni affettive e regolative capaci di sostenere e accompagnare il cambiamento e lo sviluppo dei figli. Più promuoviamo intorno al bambino un ambiente sano, più avremo a che fare con un bambino sano» (ivi, 24-25).

Alla tavola rotonda sono intervenuti: don Vincenzo Agosto e Alex Scicchitano. Il primo, esperto in psicologia e pedagogia, ha tenuto un brillantissimo intervento sui principi base dell’educazione che parte dalla famiglia, spiegando come sia funzionale un sistema educativo di tipo piramidale, ponendo alla base l’importanza di quelle che sono le priorità fondamentali al fine di una corretta crescita del bambino, che si proiettano in quelle che diverranno in seguito le giuste scelte dell’adolescente e plasmeranno positivamente e/o negativamente la sua vita. «Potremmo paragonare − ha detto − la crescita di un individuo, dal punto di vista psicologico, alla costruzione di un edificio: sono necessarie anzitutto le fondamenta (bisogno d’amore nei primi mesi), poi i pilastri (bisogno di competenza, di affetto, di sicurezza, di libertà, di piacere nei primi anni) e infine le mura portanti (valori e modelli di riferimento a partire dall’adolescenza). Oggi spesso possono mancare alcuni di questi elementi. Soprattutto l’assenza di valori e modelli credibili o il fatto che non ci sia una gerarchia fra di essi (e dunque sono tutti sullo stesso piano, strumentali a qualcos’altro), può portare l’individuo a crescere con grandi carenze, che spesso vengono colmate in modo compensatorio prendendo altre vie. Risulta importante sul piano pedagogico essere presenti positivamente nella vita dei bambini, venendo incontro a tutti i loro bisogni fondamentali, educandoli con dolcezza e fermezza assieme, dedicando loro del tempo adeguato, offrendo regole (che sono come gli argini di un fiume) – poche, chiare, motivate, alla portata dell’età, incarnate dai genitori ed educatori e con conseguenze in caso di non osservanza – e presentando valori di riferimento incarnati in modelli credibili e alla loro portata». Il secondo, studente in sociologia, ha prestato attenzione agli studi e alle ricerche che filosofi e sociologi hanno condotto a partire da tempi remoti fino ad arrivare a nostri giorni, esponendo importanti cambiamenti che hanno caratterizzato l’educazione giovanile, portando a volte ‘i giovani’, appunto, alla perdita d’identità, sfociando in depressioni, colmate nel peggiore dei casi con assurde dipendenze, che li allontanano sempre di più dalla speranza che c’è una possibilità nel cambiamento personale, per raggiungere quegli obbiettivi, che anche un’istituzione sbagliata vuole soffocare.

Siamo tutti, e in modo particolare i nostri ragazzi, immersi nel mondo che non è più dicotomico (reale o virtuale), ma unico con le due dimensioni (reale e virtuale) che a volte co-esistono e a volte si sovrappongono e/o si sostituiscono. Tanti sono i vantaggi e le nuove opportunità che scaturiscono dal fatto di potersi connettere con il mondo virtuale. Tanti sono anche gli svantaggi e i rischi che scaturiscono dall’uso abusivo o eccessivo della rete.

Bohdan T. Woronowicz, psichiatra polacco, elenca alcuni: di tipo fisico (difetti della spina dorsale, mancanza di esercizio fisico e di riposo attivo, sovrappeso ecc.); di tipo psichico (scaricare le tensioni in modo innaturale, aggressività, esposizione alla violenza, accesso alle “informazioni non-sane”, abuso/dipendenza); di tipo sociale (perdita dei legami familiari, trascuratezza dello studio, confusione del confine tra realtà e finzione, isolamento, diminuzione dei contatti, impoverimento del linguaggio, dimostrazione di comportamenti non etici, immunizzazione al male) (cfr. Testy i kwestionariusze wykorzystywane w diagnozowaniu problemowego korzystania z komputera/Internetu [consultato: 4.04.2018]).

Sonia Livingstone, professoressa di psicologia sociale a Londra, segnala invece la seguente lista dei rischi che si possono incontrare nella rete: contenuti illegali, pedofilia, adescamento da parte di sconosciuti, contenuti violenti o sessualmente disturbanti, contenuti offensivi e dannosi, materiali a sfondo razzista, pubblicità e marketing occulto, disinformazione o informazione tendenziosa, abuso di informazioni e dati personali, bullismo/molestie sessuali, gioco d’azzardo, truffe, phishing, autolesionismo (suicidio, anoressia), invasione della privacy, attività illegali (hacking, violazione del copyright) (cfr. Ragazzi online. Crescere con Internet nella società digitale, Milano 2009).

L’essere genitori 2.0, ed educatori, nell’era digitale e nel mondo plurale, è un’impresa ardua, ma possibile. In fin dei conti, «l’educazione è cosa di cuore» (don G. Bosco). Se dividiamo in due il termine «edu-care», vi troviamo la parola inglese «care» che vuol dire prendersi cura, avere a cuore, appassionarsi all’altro, favorirne il suo ben-esserci, consentire all’altro di mostrarci le sue esigenze, accogliere quello che dice di sé, dare una forma migliore al suo essere, interpretare le sue necessità, senza mai assecondare un bisogno non buono. Sono azioni che hanno a che fare con la funzione genitoriale che è quella di tirar fuori (e-ducere) ciò che si ha di unico ed irripetibile dentro di sé, cioè portare a maturazione ciò che è iscritto nella personale umanità di ciascuno per dare ad esso sviluppo e portare a maturazione, garantendo al contempo quella presenza rassicurante e amorevole di cui si ha bisogno per sentirsi accettato e guidato. In effetti, l’amore genitoriale che educa è volto a far sì che l’altro diventi il meglio di ciò che può diventare.

Temi “caldi”, incalzanti e cari anche a questa edizione del Wiki– e CineCircolo, per un pensare plurale e pausato. Rappresentano però una zona di vere e proprie sabbie mobili sulle quali non è facile muoversi senza “piloti”. Insieme però possiamo avventurarsi e opportunamente affrontarli in cerca di una terra “ferma” abitata da amici autentici e da adulti validi, più ricca di senso, più libera, più buona, bella e vera, più attraente e umanizzante, senza essere imposta, pretesa o predicata a vuoto.

La Serata si è conclusa con la recita della Preghiera per i giovani di Papa Francesco, seguita dal video musicale: «Bienaventurados los misericordiosos…» (Inno della GMG Cracovia 2016), dalla foto di gruppo e dal consueto «aperitivo», e… con l’umile e generoso coraggio nell’ospitare non soltanto i nostri naufragi e i nostri dubbi che, se accolti, ci impediscono di barricarci dietro certezze autistiche, ma anche i tanti «briganti di Monte Casale» (cfr. I Fioretti, 26: FF 1858) che girano per il web e le tante periferie esistenziali che brancolano per la rete, nello stile di frate Francesco che, riconciliato in un laboratorio interiore, tutto offline, faceva rete con tutti: dalle creature, “photoshoppate” a modo suo, con i filtri del suo cuore, al Creatore.

Piotr Anzulewicz OFMConv