Ideale del Circolo: cultura e cura dell’altro

Questo quadro sociale non ci avvilisca: stiamo vivendo un momento di passaggio, a tutti i livelli, di cui non possiamo intravedere l’esito… Speriamo che il contenzioso infinito che ormai ricopre tutti gli ambiti sociali non precluda l’unica cosa che conta nella vita, per chi è credente: essere davvero figli di Dio e fratelli di Gesù Cristo che «si è degnato morire per amore dell’amor nostro» (Absorbeat).

Di fronte all’abbandono della riflessione per un’attività assorbente, siamo chiamati a un autentico pensare per divenire buoni – «ut boni fiamus», come scriveva s. Bonaventura da Bagnoregio († 1274), grande seguace di frate Francesco.

Il Circolo potrà mettere in alto anche i temi centrali scaturiti dallo spirito del Poverello: bontà, semplicità, tenerezza, esaltazione della natura come prima voce di Dio, nel quadro dell’umanità di Cristo. Questa è l’operazione, ardua e impegnativa, che il Circolo è chiamato a ritentare con passione, riattivando le sue migliori risorse. Come s. Bonaventura sulla Verna nel 1259, così noi oggi, seduti nel Salone parrocchiale, siamo impegnati a scrivere l’Itinerarium mentis in Deum, quale discorso del metodo francescano di andare a Dio, assieme alle creature, a chi è senza radici, a chi è chiamato a navigare senza bussola, a chi è preso nella ruota vertiginosa del progresso. Tuttavia per tracciare siffatto percorso non si può non assimilare gli elementi sostanziali dello spirito francescano, eventi e modelli che ci consentono di collegarci con un’esperienza originaria, con il suo senso del dono, in dialogo con la cultura contemporanea.

Il tema della propria identità/memoria culturale è un tema importante in un ambiente sempre più internazionalizzato e in rapida evoluzione. Chi studia come funziona la memoria rimane colpito da quanto aleatorio, volatile, disintegrabile possa essere il passato. Come nelle animazioni di Windows sul computer, quando lanciamo qualcosa nel cestino, l’oggetto lungo la traiettoria va in pezzi e sparisce, non arriva a destinazione. Altro che “passato che non passa”! Se vogliamo che resti qualcosa dobbiamo lavorarci: libri, corsi, discorsi. Altrimenti si diluisce e scompare. Ci possono pure cancellare, distruggere o anche inventare un passato artificiale, diverso dal nostro e in conflitto con nostro. Non sarebbe neanche difficile ricreare nelle fonti francescane un “Francesco romantico”, un “Francesco New Age”, un “Francesco delle religioni”, un “Francesco culturale”.