«Water – Il coraggio di amare»: 5ª Serata cinematografica con «cocktail» [159]

Mag

17

Ora: 19-22
Luogo: Salone «S. Elisabetta d'Ungheria» presso la chiesa «Sacro Cuore» di Catanzaro Lido

Serata cinematografica, con la proiezione del film «Water – Il coraggio di amare» di Deepa Mehta, la conversazione «Mai più la violenza sulle donne» e il «cocktail», la 5ª Serata ideata all’interno della 8ª edizione del CineCircolo con il motto: «A servizio della pace e della fratellanza, per immagini», ispirata ai tre grandi testi: 1. Messaggio «La buona politica è al servizio della pace» di Papa Francesco per la celebrazione della 52ª Giornata Mondiale della Pace (1.01.2019), 2. «Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune», firmato da Papa Francesco e dal Grande Imam di al-Azhar Aḥmad al-Ṭayyib ad Abu Dhabi (4.02.2019), 3. Preghiera-poesia «Cantico delle creature» di frate Francesco d’Assisi (FF 263), promossa dal Circolo Culturale San Francesco ed aperta, a titolo gratuito, a tutti: soci, sostenitori, amici, credenti e «laici», vicini e lontani – la 159ª di seguito, tra quelle cinematografiche e quelle conviviali, con decorrenza dal 10 gennaio 2014.

«Water – Il coraggio di amare»

Regia: Deepa Mehta. Genere: Drammatico. Paese: India/Canada. Anno: 2006. Durata: 110′

Trama: India, 1938. A Rawalpur, città sacra dedicata a Shiva (che con Brahma e Vishnu forma la Trimurti dell’induismo), la piccola Chuyla, vedova di 8 anni, è relegata in un ashram, casa che ospita le vedove indù, costrette a vivere in penitenza sino alla morte da regole religiose di 2000 anni prima, in attesa della resurrezione in un altro corpo (con la speranza che sia di sesso maschile). Con la sua energia di allegra ribelle Chuyla turba l’ordine prestabilito. Nel 2001 le vedove indù erano 34 milioni. Molte di loro subiscono ancora la stessa sorte come nel 1938.

Conversazione

Mai più la violenza sulle donne

Programma della Serata

  1. Video musicale «Dance me to the end of love». Musica e testo: Leonard Cohen (6:07’)
  2. Parole di benvenuto e presentazione della Serata
  3. Note sul film e sul tema della conversazione + video «Una canzone per Amnesty» (3:53’)
  4. Proiezione
  5. Conversazione: Intervista a Mariangela Zannini (Centro Veneto Progetti Donna): «Violenza contro le donne: quale via d’uscita?» (30:19’)
  6. In onore di s. Rita da Cascia: Hallelujah (Live In London). Testo e musica: Leonard Cohen (7:20’)
  7. Comunicazioni relative al Circolo, foto di gruppo e «cocktail»

Recensione

❤ Con queste parole la regista Deepa Mehta si rivolgeva alle autorità di Varanasi (India), che nel 2005 contrastarono le riprese del film Water, a seguito di un’agguerrita contestazione da parte della fascia più estremista della popolazione. La causa della protesta è da ricercare nel fondamentalismo indù che, ancora ai nostri giorni, continua a pretendere di mettere a tacere la libertà di pensiero e di espressione in nome di imprescindibili quanto illogiche verità religiose.

Un tema ancora scottante quello delle condizioni di vita delle vedove indù, costrette a trascorrere un’esistenza di sacrifici e privazioni per espiare le proprie colpe (ritenute causa della morte del coniuge), in base a dettami religiosi risalenti a più di 2000 anni fa. Il film della Mehta, seppure ambientato nel 1938, racconta una realtà ancora attuale e drammatica. «Queste vedove sono tutt’oggi riconoscibili dalle teste rasate, sono morte ambulanti» (D. Mehta).

La protagonista della storia è Chuyia, una sposa-bambina di 7 anni, rimasta vedova poco dopo le nozze. Secondo la tradizione, i suoi nonni la portano in un ashram, la casa delle vedove, dove trascorrerà il resto della vita insieme ad altre donne che condividono la sua stessa condizione. L’indole ribelle di Chuyia e l’ingenua irruenza della sua infanzia portano scompiglio nella piccola comunità femminile, mettendo in discussione le ragioni stesse della sua esistenza. A dirigere l’ashram è Madhumati, una rozza settantenne che, in combutta con l’eunuco Gulabi, manda avanti la baracca con i soldi guadagnati da un giro clandestino di prostituzione. La più ambita tra le vedove è la giovane Kalyani, l’unica alla quale non sono stati rasati i capelli; le dure condizioni di vita non hanno scalfito il suo carattere, che ben presto si manifesta dolce e premuroso, soprattutto nei confronti di Chuyia. Altro personaggio fondamentale nella vicenda è quello di Shakuntala, la più taciturna e devota tra le vedove, colei che, con fede e pazienza, realmente provoca il cambiamento all’interno della realtà chiusa e annichilita dell’ashram; un cambiamento annunciato dallo sbocciare dell’amore, in particolare quello tra Kalyani e Narayan, giovane avvocato affascinato dal pensiero e dalle iniziative del Mahatma Gandhi.

Attraverso un mix perfetto di scenari suggestivi, tonalità di colore verde-blu e travolgente musica indiana, il film propone un ampio spettro di situazioni e sentimenti, spaziando dalla crudeltà alla spensieratezza, dal silenzio dell’impotenza a quello della contemplazione e della poesia. La voce della libertà, strozzata fino all’ultimo dall’ignoranza, dalla paura e dal dolore, riacquista definitivo vigore soltanto nelle ultime scene del film, in un gesto disperato di “affidamento”. E in quel gesto è riassunta la volontà di tutte le donne vittime di violenza di “affidarsi” alla comunità umana, per essere tutelate e amate senza pregiudizi. Un affidamento che presuppone fiducia reciproca, costruita attraverso un’informazione responsabile. “Water” costituisce, infatti, l’ultimo tassello di una trilogia realizzata dalla Mehta nell’arco di 10 anni, insieme a Fire (1996) e Earth (1998), entrambi dedicati ad altrettante tematiche “scomode” per la politica e la religione indiane.

L’elemento dell’acqua ricorre in quest’ultimo film, sia per la presenza del fiume sacro accanto all’ashram, sia attraverso la pioggia, che spesso induce i personaggi a guardare il cielo, come a cercare lì una via di fuga. A quella che è la sostanza pura e libera per eccellenza viene attribuito il compito di “lavare via” un peccato non commesso, come a voler sottolineare la contraddittorietà di una tradizione imposta per il vantaggio e la convenienza di pochi.

Alimentare il senso di colpa. È questa la strategia a cui ricorrono i capi dei governi e delle religioni, che ancora oggi tengono in scacco le fasce più deboli della società e in particolare le donne, arrivando al paradosso di poter addirittura giustificare la violenza come indispensabile al mantenimento di un ordine prestabilito. In alcuni Paesi si parla ancora di “delitti d’onore”, per i quali viene comminata una pena assai minore rispetto a quella per omicidio: donne uccise per aver rifiutato matrimoni combinati, per aver denunciato stupri subiti in famiglia, per aver abbandonato il tetto coniugale… o forse sarebbe più opportuno definirlo “infernale”.

Di queste e ad altre atroci situazioni, rilevate non soltanto in India, ma in tutto il mondo, parla il documentario di Amnesty International dedicato alla campagna «Mai più violenza sulle donne», inserito nello stesso dvd di Water. Tra i contenuti extra, molto interessante è anche il «making of», con interviste alla regista e agli attori, utili a comprendere i retro-scena e i significati più profondi del film. (Maria Sara Cetraro)