«Viaggio alla Mecca»: 10ª Serata cinematografica con «cocktail» [170]

Ott

11

Ora: 19-22
Luogo: Salone «S. Elisabetta d'Ungheria» presso la chiesa «Sacro Cuore» di Catanzaro Lido

Serata cinematografica, con la proiezione del docu-fiction «Viaggio alla Mecca» di Ismaël Ferroukhi, la conversazione «Un viaggio alla riconquista del dialogo e della condivisione tra un padre ed un figlio» e il «cocktail», la 10ª Serata ideata all’interno dell’8ª edizione del CineCircolo con il motto: «A servizio della pace e della fratellanza, per immagini», ispirata ai tre grandi testi: 1. Messaggio «La buona politica è al servizio della pace» di Papa Francesco per la celebrazione della 52ª Giornata Mondiale della Pace (1.01.2019), 2. «Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune», firmato da Papa Francesco e dal Grande Imam di al-Azhar Aḥmad al-Ṭayyib ad Abu Dhabi (4.02.2019), 3. Preghiera-poesia «Cantico delle creature» di frate Francesco d’Assisi (FF 263), promossa dal Circolo Culturale San Francesco ed aperta, a titolo gratuito, a tutti: soci, sostenitori, amici, credenti e «laici», vicini e lontani – la 170ª di seguito, tra quelle cinematografiche e quelle conviviali, con decorrenza dal 10 gennaio 2014.

 

«Viaggio alla Mecca»

Regia: Ismaël Ferroukhi. Genere: Drammatico. Paese: Francia/Marocco. Anno: 2004. Durata: 105′

Trama: Réda, un giovane marsigliese di origini marocchine, decide di accompagnare in pellegrinaggio alla Mecca il suo anziano padre Mustafà, che si sente prossimo alla morte. Il viaggio è l’occasione per approfondire la conoscenza tra i due e per mettere a confronto le loro idee distanti solo in apparenza…

 

Conversazione

Un viaggio alla riconquista del dialogo e della condivisione tra un padre ed un figlio

 

Programma

  1. Videoclip «Soldi» di Mahmood (3:20’) e«Father and Son» di Cat Stevens (3:52’)
  2. Note sul film e sul tema della conversazione
  3. Proiezione
  4. Conversazione + Catechesi di Papa Francesco: «Giovani orfani di padre e di speranza nel futuro» (1:54’) e «I padri e le madri ritornino dal loro esilio» (0:56’); video musicale «Amore tra padre e figlio» di Alicia Keys (5:17’)
  5. Comunicazioni relative al Circolo
  6. Recita della Preghiera per la pace (Papa Francesco, Giardini Vaticani, 8 giugno 2014)
  7. Foto di gruppo e cocktail [In sottofondo: «Padre e figlio» (Titolo orig.: Father & Friend) (3:15’) e «Padre e figlio» di Ruggero de I Timidi (3:15’)]

 Recensioni

♠ Viaggio tra due mondi

Avvertenze per un corretto utilizzo di questo Viaggio alla Mecca. Per prima cosa non ci troviamo in presenza di quello che un pubblico troppo frenetico tende ad etichettare come una cinematografia soporifera e misurata tipica del Vicino Oriente. Punto secondo, l’analisi di un fenomeno religioso di massa, come quello del pellegrinaggio alla Mecca che ogni musulmano deve compiere almeno una volta nella vita, viene affrontato da un punto di vista interessante e coinvolgente, senza nessuna pretesa didascalica né di affermazione imperativa di un punto di vista. La vivacità del girato (non aspettatevi però un doppio carpiato con mitragliata e atterraggio su una tavola da surf sull’orlo del Niagara come in un Mission Impossible qualsiasi) e la non pretestuosità dello ‘script’, rendono il film sorprendente per freschezza e profondità. Ismaël Ferroukhi è al suo primo lungometraggio per il cinema, e non perdendosi in voli pindarici, riesce a sostanziare il film contribuendo anche registicamente a sostenerlo.

Il titolo – “Le grand voyage” nell’originale – è paradigmatico dello svolgimento fin nel dettaglio. Si entra subito nel vivo, l’approccio al viaggio, dunque, alla partenza, e ridotto ai minimi termini, per poter portare immediatamente il fulcro dell’azione su quel che sta più a cuore al regista, il confronto/scontro generazionale tra un vecchio padre osservante, emigrato a suo tempo nella multietnica Marsiglia, e il suo giovane figlio, totalmente inserito e amalgamato nella società in cui si trova a nascere e crescere, totalmente staccato da qualsivoglia rito o tradizione della sua religione d’appartenenza.

Il dualismo del rapporto, caratteriale, culturale, propriamente fisico, dei due protagonisti, intersecandosi con una molteplicità di scenari con cui il viaggio va ad interagire. E, senza perdersi nel situazionismo, vengono descritte una serie di sequenze che sono tanto normali quanto necessarie ad uno sviluppo organico e mai forzato della psicologia e del carattere del rapporto padre/figlio.

Film garbato, ma deciso allo stesso tempo, che coniuga ottimamente le tematiche e la sensibilità di un certo cinema extra-europeo con i tempi e i ritmi dei canoni del nostro Occidente ormai assuefatto alla quasi sincopatura di sequenze e battute. Un giusto missaggio dei due elementi sorprendono per la completezza del montaggio e per la scorrevolezza della messa in scena, senza nulla togliere a una sofferta e dolorosa densità di contenuto. Un buon film, prezioso incontro tra due mondi (e due tipologie di cinema) spesso troppo distanti. (Pietro Salvatori)

 

♠ Pellegrinaggio «on the road» di padre e figlio

Partiamo dal fondo per una volta. Conviene, con tutto il rispetto, farsi un lunghissimo viaggio in automobile dalla Francia a La Mecca, via Bulgaria, per poi arrivare stremati davanti alla sacra pietra e rimanerci secchi? Qualche addetto ai lavori ha addirittura sussurrato al vicino di poltrona che Viaggio alla Mecca è un film paradossalmente anti-islamico, almeno per noi occidentali non abituati ad un così strenuo e sentito pellegrinaggio, spesso in condizioni logistiche proibitive. Ovvio, in Arabia Saudita ci si arriva anche in aereo, ma è proprio il protagonista anziano della pellicola a suggerire al figlio, che poco convinto lo sta accompagnando alla moschea del “profeta”, che quel tipo di itinerario va fatto con mezzi di fortuna (“Mio padre lo fece a dorso di mulo”).

Così l’epopea del duo Réda, non attento alla sacralità del rito religioso, e padre, ligio e metodico discepolo della religione musulmana, finisce in tragedia. Sono però le due ore di strade ghiacciate e piene di neve, poi all’improvviso brulle e assolate, e i continui bisticci e immediate riappacificazioni tra i due protagonisti, a non riuscire ad infondere quello spessore e quella intensità che probabilmente il quarantaduenne regista marocchino Ismaël Ferroukhi intendeva raggiungere con questa sua prima esperienza al lungometraggio. Maneggiare con successo la classica dimensione simbolica del viaggio (colmare la distanza geografica, come quella affettiva dei due protagonisti) è impresa ardua. Soprattutto se la struttura di base del racconto (padre vs. figlio) zoppica proprio perché accanto alla compunta seriosità e al reale rispetto per le forme esteriorizzate della religione musulmana (la preghiera con il tappeto rivolto a La Mecca, il parco vestiario), le battute tra i due attori tendono sempre all’iperbole che ricade nell’episodio e nelle situazione buffe per strappare a tutti i costi un sorriso. Oppure se l’accompagnamento musicale, che è veramente identico ai ritornelli di Michael Nyman in Wonderland, con violini e compagnia d’archi a tutto spiano, sottolinea, in crescendo, i momenti più tesi tra i due protagonisti. Così una presunta semplicità del narrare si trasforma in un vuoto simulacro di aspettative “alte” e impegnate. Forse alla fine per Ferroukhi, come per Réda e padre, era meglio andare a La Mecca in aereo. (Davide Turrini)