«Racconto calabrese»: 7ª Serata cinematografica con dibattito (85)

Apr

07

Ora: 19
Luogo: Salone «S. Elisabetta d'Ungheria» presso la chiesa «Sacro Cuore» di Catanzaro Lido

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La 7ª Serata cinematografica con la proiezione del film «Racconto calabrese» di Renato Pagliuso, ideata all’interno della 4ª edizione del CineCircolo, il cui leitmotiv è: «’Sorella’ Terra per immagini», l’edizione ispirata all’enciclica «Laudato si’» di Papa Francesco e alla preghiera-inno «Cantico delle creature» di frate Francesco, promossa dal Circolo Culturale San Francesco ed aperta a tutti − l’85ª Serata di seguito, tra quelle cinematografiche e quelle conviviali, a partire dal 10 gennaio 2014.

❼ «Racconto calabrese»

Regia: Renato Pagliuso. Genere: Drammatico. Anno: 2016. Durata: 90′

Trama: La pellicola racconta una storia in cui l’amore di un padre diventa forza trainate di un cambiamento profondo e supera limiti impensati. Pasquale torna nel suo paese d’origine in Calabria dopo che il vizio del gioco lo ha allontanato dalla famiglia e lo ha reso un uomo solo e schivo. Nicola Gaffuri è un uomo onesto, calunniato ingiustamente che non ha mai potuto dimostrare la propria innocenza neppure a sua figlia Concetta. Il misterioso incontro tra i due porterà Pasquale e il suo amico Lino in un incredibile viaggio ‘on the road’alla disperata ricerca della verità, del riscatto e della giustizia. Un film per far scoprire e riscoprire la Calabria, una storia in cui la terra e le radici hanno un ruolo fondamentale, e la famiglia e la giustizia sono le “direttrici” su cui si muovono i protagonisti.

Cinedibattito

Il legame alla propria terra e la ricerca della giustizia e del riscatto rispetto alle proprie colpe…

Programma della Serata

  1. Ascolto di un brano dell’enciclica «Laudato si’» (n. 70) [Audio-libro realizzato nel 2016 dall’editore Luca Sossella ed accompagnato da una guida alla lettura e all’ascolto del testo, scritta da Antonio Spadaro SJ, direttore di Civiltà Cattolica]
  2. La predica della perfetta letizia − il testo ispirato ai Fioretti di s. Francesco (Fior VIII: FF 1836), musicato e cantato da Angelo Branduardi, musicista varesotto
  3. Note preliminari riguardanti il regista Renato Pagliuso, il cast, le location, la trama del suo film e il tema della conversazione («Il legame alla propria terra e la ricerca della giustizia e del riscatto rispetto alle proprie colpe…»)
  4. Proiezione del film «Racconto calabrese»
  5. Impressioni, osservazioni e condivisioni sul tema della conversazione
  6. Comunicazioni relative al Circolo ed annuncio del prossimo evento
  7. Recita della «Preghiera cristiana con il creato» (Laudato si’, n. 246)
  8. Foto di gruppo e «cocktail»

Il regista

Renato Pagliuso è un regista intimamente legato alla sua terra. La Calabria è il teatro dei suoi film. La sua opera è una continua ricerca di ciò che c’è di valori e di forza nel profondo di questa terra al di là dell’immagine triste e negativa che troppo spesso prevale. Tra le sue opere ricordiamo i film documentari Bande si…. ma musicali, diretto insieme con Pino Perri, un viaggio «on the road» alla ricerca delle bande musicali della Calabria; Il più antico spettacolo del mondo dedicato al mondo del circo; il mediometraggio Liquirizia – Le tue radici.

Il cast

Nel cast del film spicca la presenza di Robert Woods, ottantenne attore americano protagonista di tanti film. Alla metà degli anni 60′ Woods è stato uno degli attori più richiesti dello spaghetti-western, in particolare è il pistolero Pecos Martinez nei due film diretti da Maurizio Lucidi. Tra gli altri film ricordiamo: 7 donne per i Mac Gregor di Franco Giraldi e Karzan contro le donne dal seno nudo del regista spagnolo Jesús Franco. Gli altri protagonisti sono: Paolo Mauro, Marco Silani e Chiara Conti.

Le location

Il film è girato principalmente a Morano Calabro, un comune calabrese della provincia di Cosenza. Alle pendici del massiccio del Pollino, dal 2003 fa parte del circuito dei I borghi più belli d’Italia, Bandiera Arancione del Touring Club Italiano, il suo nome è stato inserito nella lista delle destinazioni europee del Progetto EDEN della Commissione europea. Questa lista contiene le destinazioni proposte come esempio di buona prassi per il turismo sostenibile. Altre riprese sono state fatte ai Laghi di Sibari, a Castrovillari e a Roma.

La predica della perfetta letizia

Angelo Branduardi

Era il tempo dell’Inverno ormai
E Francesco Perugina lasciò
Con Leone camminava
Ed un vento freddo li gelava.
E Francesco nel silenzio
Alle spalle di Leone chiamò:
“Può essere santa la tua vita,
sappi che non è letizia,
puoi sanare i ciechi e caciare i demoni
dare vita ai morti e parole ai muti,
puoi sapere il corso delle stelle,
sappi che non è letizia.
Quando a Santa Maria si arriverà
E la porta non si aprirà,
tormentati dalla fame,
nella pioggia a bagnarci staremo,
sopportare il male senza mormorare,
con pazienza e gioia saper sopportare.
Aver vinto su te stesso
Sappi, questa è letizia.

 

Critica

 Racconto calabrese: successo in tutta Italia, tranne che a Rossano

Racconto calabrese è un film capolavoro. Lo dico pur non avendolo ancora visto. A causa di motivi personali. Perché lo dico? Perché l’ho visto nascere nelle parole e negli occhi di chi lo ha pensato, scritto e realizzato: il regista Renato Pagliuso, che conosco da qualche anno, da quando ha realizzato per “Ali Libere” il film Liquirizia. Le tue radici. Cosentino di nascita, ma rossanese d’adozione, in quanto vive e lavora a Rossano da oltre trent’anni, Renato ha prodotto diversi film nel corso della sua carriera, fatta di passione. Pura passione per il cinema, sin da quando il papà mandava avanti lo “storico” cinema di famiglia a Cosenza. Racconto calabrese, uscito in tutte le sale cinematografiche d’Italia lo scorso 27 ottobre 2016, ha visto la partecipazione di un cast di altissimo livello, tra cui: Robert Woods, Paolo Mauro, Marco Silani e Chiara Conti. Prodotto da Esterno Giorno Film Production e distribuito al cinema da West 46th Films, società specializzata in film di genere e sempre a sostegno del cinema indipendente di qualità, vuole raccontare una Calabria diversa da quella che noi siamo abituati a vedere in tanti, forse troppi film che raccontano solo la parte peggiore della nostra terra. Intendiamoci: tutte le terre hanno lati positivi e negativi. Con questo film, l’amico Renato ha voluto raccontare una Calabria bella. La Calabria legata alle radici della terra, della famiglia e della giustizia. Ho visto il trailer. Ma andrò a vedere il film al cinema Metropol di Corigliano, dove è in programma dal 17 al 23 novembre. E spero di farlo con il nostro grande regista accanto.

Nonostante il grandissimo successo di pubblico e di critica che Racconto calabrese sta riscuotendo in tutta Italia e in Calabria, Renato Pagliuso ha una grande delusione che vuole esternare. La delusione gli arriva proprio dalla sua città adottiva: Rossano, e dai rossanesi. In una settimana di proiezione al Cinema «San Marco», sapete quanti spettatori ha fatto? 150. Una miseria. Quando a Castrovillari e Rende si è superata quota 500. Colpa anche nostra, di noi giornalisti. Lo dico in generale, senza voler addossare responsabilità a nessuno in particolare. Lo abbiamo snobbato. E Renato c’è rimasto molto male. «Il film – dice il regista – sta avendo riscontro positivo in tutta Italia e in Calabria, eccezione fatta per Rossano, dove il numero degli spettatori è stato inferiore rispetto a tutte le zone in cui è stato programmato. Voglio spendere due parole per la città dove vivo da ben 35 anni e che consideravo un appuntamento importante. La sala del «San Marco» mi è costata quanto una sala dell’UCI Cinema di Roma. A Rossano sono stato letteralmente snobbato o, meglio dire, ignorato da tutti, nessuno escluso. Nonostante il film ha avuto attenzione  in trasmissioni importanti come Cinematografo su RAI1, Stracult di Marco Giusti, Rai3 Regione e il trailer ha avuto 52 passaggi sui canali RAI. Il mio è un film indipendente e lo difendo a denti stretti, anche perché c’è un record: per la prima volta un film indipendente calabrese raggiunge le sale nazionali. Non voglio nessun merito, ma non accetto che un film del genere sia ignorato dai media e dai politici locali. A Rende abbiamo avuto, oltre alla presenza di un pubblico numeroso, il presidente della Regione, sindaci e assessori dei Comuni limitrofi». Qui a Rossano, dove Renato aveva grandi aspettative, non per altro, se non di attenzione e orgoglio per il “proprio” regista, la delusione. E non è giusto. Non è giusto nei confronti di una persona che nel suo lavoro mette tanto impegno e passione. Invece il suo film capolavoro è stato snobbato dai rossanesi. Bella figura, c’abbiamo fatto! (…)

Corigliano e Rossano sono ormai quasi una città. I rossanesi hanno la possibilità di vederlo al Cinema Teatro “Metropol” di Corigliano dal 17 al 23 novembre [2016]. Non è una questione di incassi. No, anche perché il film sta andando benissimo in tutte le sale d’Italia: da Roma a Milano e altre città, ma è giusto che i cittadini rossanesi, e in questo caso anche coriglianesi e del circondario, vadano a vedere questo grande film. Ché il cinema di qualità esiste ancora, quello fatto con passione, con cuore, con l’anima. E con amore verso questa nostra martoriata terra. Quindi, anziché andare a riempire le sale per vedere quelle schifezze di cinepanettoni, le sale le dobbiamo riempire quando ci sono film del genere. Altrimenti inutile prendersela con politici, burocrazia o quant’altro. La colpa, se siamo e restiamo cittadini di serie B, è e sarà soltanto nostra. Serafino Caruso (http://www.ecodellojonio.it/racconto-calabrese-successo-in-tutta-italia-tranne-che-a-rossano/)

Un’opera penalizzata da una scrittura difficile da interpretare, con echi e suggestioni di un racconto ancestrale

Pasquale è un uomo profondamente segnato dal vizio del gioco, che si muove sullo sfondo di un remoto paesino calabrese. Ha perso tutto Pasquale. Allontanato dalla comunità e da una donna che ha amato più di se stesso, torna dopo anni di esilio nella casa natia, dove diviene involontario protagonista di uno strano incontro con Nicola Gaffuri, anziano ingiustamente calunniato e per sempre rifiutato dall’unica figlia, Concetta. In un viaggio che è ricerca ultima di redenzione, Pasquale, accompagnato dall’amico Lino, si metterà sulle tracce della giovane Concetta, in una sorta di cammino spirituale tratteggiato come racconto morale che si interroga sul concetto di alterità.

Racconto calabrese è la storia sospesa di un uomo che si è lasciato morire dal dolore dopo aver perso ogni cosa, su tutti l’affetto dell’unica figlia. Una figlia che, nonostante siano passati decenni, ancora non riesce ad emergere dal trauma della perdita, dalla mancanza di una risoluzione e un dialogo che potesse chiarire un rapporto troppo presto troncato.

Con profondo attaccamento alle proprie radici e alla propria terra, Renato Pagliuso confeziona un’opera penalizzata da una scrittura difficile da interpretare, con echi e suggestioni di un racconto ancestrale, che vorrebbe caricarsi della sacralità di richiami dall’aldilà, ma sfocia spesso nella messa in scena amatoriale.

L’attaccamento alla terra si riconosce dagli scorci di una regione mai mostrata oltre quei paesaggi tipici dell’entroterra rurale, senza la strumentalizzazione di un immaginario che identifica la Calabria come terra di ‘ndrangheta. La mafia qui non c’è, non vuole esserci. Il radicamento è vicenda intima dei protagonisti, in una storia di sopraffazione del più debole intrecciata con la mercificazione dell’individuo. Robert Woods si distingue per una mimica e una prova attoriale degne di nota, ma, ahinoi, le uscite di scena in dissolvenza sviliscono un ruolo sacrale che inevitabilmente perde di credibilità.

Complice un doppiaggio asincrono e dialoghi macchinosi, il film – che si distingue per essere opera indipendente – mette in scena quadri frammentari in virtù di un richiamo alla giustizia che si fa tematica principale di un progetto fin troppo ambizioso, scavalcando i canoni di genere e lasciandosi trascinare da effetti visivi che hanno l’estetica dei vecchi videoclip anni ’80. Olivia Fanfani (http://www.mymovies.it/film/2016/raccontocalabrese/)

Racconto calabrese tra religiosità e mistero

Una valigia piena di nulla, se non di una manciata di terra e una sigaretta e poi, il silenzio imperante che trascende luoghi perduti dai quali promana un’anima sofferta che ha bisogno di raccontarsi per ricondursi alla vita. È raro incrociare nei film paesaggi che non siano solo cornice naturale di abbellimento, ma parte integrante di un percorso che porti lo spettatore ad acquisire una coscienza nuova, naturale della vita, così come è altrettanto raro ascoltare una colonna sonora che segua minuziosamente la storia e dia voce alle pause di silenzio.

Racconto calabrese è anche questo e non di meno il convincente risultato di portare alla ribalta una Calabria diversa, fuori dagli schemi propagandistici che puntano a dare luce alle negatività di una regione che dovrebbe fare della sua bellezza verginale e dei suoi ritmi lenti il polo di attrazione. Sullo sfondo, gli impervi paesaggi del Pollino, terra di miti e leggende, in cui entrare in sintonia con una dimensione che prescinde da ciò che è materico e sospinge l’uomo in alto, verso una spiritualità nuova quanto antica.

Morano Calabro si scopre così, essere il baluardo di una civiltà che non si rassegna a svuotarsi di sé e porta l’uomo a riscoprirsi attraverso il racconto della propria storia e a procedere risollevato lungo il tortuoso percorso della vita, con quel rinato spirito di abbandono alla propria umiltà, l’unica possibilità di riscatto dalle spire di una società fatua e corruttibile. Un processo catartico si articola passo passo per tutto il film per nulla scontato, in cui l’anima trasborda dagli schemi razionali della fisicità, risorgendo con tutta la sua audace bellezza.

«Un uomo, che ha deciso di farla finita e si suicida, lascia sempre qualcosa in sospeso in questa vita – mi racconta il regista del film Renato Pagliuso con la stessa dolcezza che trapela dalla sua opera. – Bisogna ritornare e rimpossessarsi delle proprie radici, perché fuori c’è dispersione e smarrimento».

Non è un caso, infatti, che gli antichi borghi meridionali svuotati dal fenomeno dell’emigrazione stiano tornando a ripopolarsi, a testimonianza del fallimento di una economia che ha snaturato l’uomo orientandolo verso il dio denaro.

Regista Pagliuso, nonostante le difficoltà incontrate, continuerà a produrre film all’interno del circuito del cinema indipendente qui in Calabria?

«Sicuramente, è una sfida che ho lanciato a me stesso. Come accade ai personaggi di Racconto calabrese di bussare a tante porte fino a quando non trovano chi finalmente apre, anche io continuerò nel mio lavoro senza mollare».

Racconto calabrese è un film che ti cambia dentro, e mi rivolgo al primo attore Paolo Mauro. Mi parli della sua esperienza in questo film.

«Un’esperienza importante, sicuramente. C’è molto di mio in questo film. Il regista è lui – dice, indicandomi Pagliuso -, ma tutti noi attori abbiamo contribuito affinché i messaggi bucassero lo schermo del cinema e arrivassero limpidi agli spettatori. C’era grande affiatamento all’interno del cast, un clima familiare e disteso»,

che, aggiungo io, riflette il calore della gente calabra, quel senso di accoglienza che nella sua discrezione abbraccia chiunque entri in un profondo dialogo con la sua interiorità. Ippolita Sicoli http://www.mymovies.it/film/2016/raccontocalabrese/pubblico/?id=752953)

Racconto calabrese

Una giovane donna fa le pulizie, seno bello e in evidenza, quasi una promessa di diventare moglie e madre. E invece qualcosa si rompe e si comprende che il suo ruolo è un altro – la giovane attrice che la interpreta è Maja Lionello della dinastia dei Lionello, che sta cominciando a farsi notare sul grande schermo con cautela e selezionando le parti da interpretare. Poi in scena entra la star del film, Robert Woods, il vecchio westerner, che è una bella presenza in un’opera prima, e non importa se i suoi sono cammei: il fatto è che c’è e per tutta la lunghezza del film. L’opera prima, Racconto calabrese, è firmata da Renato Pagliuso, regista classe 1958, cosentino, che crea dal nulla un interessante mistery-drama, che rapisce il cuore dello spettatore dalla prima all’ultima scena e contiene un’abbondanza d’attori tutti con una loro connotazione psicologica ben precisa, con un loro ruolo ben definito. Un film, una storia che inizia con lenta delicatezza e che, a sorpresa, parte e diventa alta velocità. Ci sono, nel lungometraggio, le tre S del giornalismo di cronaca: sesso, sangue e soldi, eppure è nel contempo una favola misteriosa e romantica.

La vicenda di Racconto calabrese si svolge in un paesino della Calabria, dove il tempo si è fermato a maghe, che mischiano il sacro al profano, e a fantasmi che coinvolgono normali cittadini in ardite peripezie. Poi, passando dal film rurale e cavalcando l’avventura, servita su un piatto d’argento dalla maga e dal fantasma, il plot si trasforma quasi in un road movie e approda a Roma. La Città Eterna è lasciata sullo sfondo e in trasparenza, perché ciò che conta è la storia, ma soprattutto la coralità degli interpreti con i loro pregi e difetti, con i loro bisogni primari da Piramide di Maslow, che sono il cibo, ma soprattutto il sesso, che ritorna nel film con donne che seducono facendo, finta di essere sedotte, soprattutto uno degli attori principali, Marco Silani talentuoso come il collega ugualmente calabrese Paolo Mauro. Con battute a sorpresa che freddano e da sole meritano la visione.

Parliamo di attori principali e non di protagonisti perché, in Racconto calabrese, tutti sono importanti: da segnalare anche Cinzia Carrea che con determinazione e classe esprime fortemente ciò che vuole trasmettere il film e ciò che vuol essere: un omaggio alle donne, un racconto che le illustra e le descrive nelle loro mille sfaccettature, di femmine sensuali, belle, audaci, forti anche se disabili. Per citare una battuta del film: «Noi donne belle o brutte ci innamoriamo tutte, siamo stelle cadenti nella fantasia degli uomini, mine vaganti…». Praticamente, una dichiarazione d’amore all’intero universo femminile che il regista non può esimersi dal fare, e ce la racconta in altro modo, sotto mentite spoglie, ma l’occhio dello spettatore attento non si lascia ingannare e percepisce questo sentimento ancestrale. Eugenia Neri (http://www.nocturno.it/movie/racconto-calabrese/)