«Il figlio dell’altra»: 8ª Serata con cinedibattito sui legami di sangue e l’amore materno di fronte al rancore razziale, etnico e culturale

Mag

06

Ora: 19
Luogo: Salone «S. Elisabetta d’Ungheria» presso la chiesa «Sacro Cuore» di Catanzaro Lido

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L’8ª Serata – la 55ª di seguito – con il cinedibattito nell’ambito della 2ª edizione del CineCircolo «sui sentieri della misericordia» promossa dal Circolo Culturale San Francesco, patrocinata dal Parroco e aperta a tutti

Il figlio dell'altra 6«Il figlio dell’altra»


CAST

Cast: Mehdi Dehbi, Areen Omari, Jules Sitruk, Pascal Elbe, Emmanuelle Devos

Regia: Lorraine Levy

Durata: 105′

Produzione: Rapsodie Production, Cité Films, France 3 Cinéma

Sceneggiatura: Lorraine Levy, Nathalie Saugeon, Noam Fitoussi

Fotografia: Emmanuel Soyer

Scenografie: Miguel Markin


TRAMA

il-figlio-dell-altra«Il figlio dell’altra» è un’opera emozionante che affronta temi cruciali tristemente contemporanei cercando le risposte nel cuore della gente comune e affidando le speranze per il futuro alle donne, le uniche in grado di spingere gli uomini ad essere migliori e di capire che – quando non c’è un’alternativa possibile – l’unica soluzione è tendere la mano verso l’altro. I legami di sangue vanno oltre qualsiasi barriera e decenni di conflitti non potranno mai fermare l’amore di una madre per suo figlio né potranno mai arginare il sogno di libertà di un ragazzo che combatte una guerra non sua.

Joseph si appresta a fare il servizio militare per l’esercito israeliano quando scopre di non essere il figlio biologico di Orith e Alon, i genitori di cui non ha mai dubitato. Al momento della nascita, nell’ospedale di Haifa, è stato scambiato con Yacine, un bambino appena venuto al mondo da una coppia palestinese che vive in Cisgiordania. La scoperta di quanto avvenuto quel giorno interrompe brutalmente la tranquillità di entrambe le famiglie, costrette a riconsiderare le loro identità, i loro valori e le cose in cui hanno sempre creduto.


TEMA PER IL CINEDIBATTITO: i legami di sangue e l’amore materno di fronte al rancore razziale, etnico e culturale


RECENSIONE

Il figlio dell'altra - copertinaNeonati scambiati alla nascita, famiglie sconvolte, crisi d’identità. Un tema sicuramente già trattato in passato, ma mai affrontato nei termini in cui la regista francese di origine ebrea Lorraine Lévy ha scelto di raccontarcelo. I due ragazzi coinvolti non sono semplicemente un musicista che sogna di arruolarsi nell’esercito e uno studente di medicina che vive a Parigi e sogna di aprire un ospedale per salvare le vittime della guerra. Joseph è israeliano e Yacine è palestinese. Nel giorno della loro nascita nel lontano 1991, nel pieno della guerra del Golfo, l’ospedale di Haifa fu evacuato per motivi di sicurezza, ma al rientro nelle stanze l’infermiera riconsegnò alle due mamme il bambino sbagliato. La verità sullo scambio di identità viene fuori durante la visita medica di Joseph per il servizio di leva nell’aeronautica militare israeliana, quando i medici scoprono che il suo gruppo sanguigno è incompatibile con quello dei genitori. Dalle indagini risulterà essere figlio biologico di Saïd e Leïla Al Bezaaz, i coniugi palestinesi che a differenza di Orith e Alon, che hanno una bella casa nei sobborghi di Tel Aviv, vivono nei territori occupati della Cisgiordania. Due genitori che dal canto loro hanno cresciuto Yacine, il figlio che ha vissuto fino a quel momento la vita che sarebbe spettata a Joseph. La rivelazione getta nel panico le due famiglie che da quel momento in poi saranno costrette ad interrogarsi sulle rispettive identità, sulle ragioni e sull’effettivo significato del conflitto politico e religioso che continua a dividere i due popoli.

Di scottante e drammatica attualità, «Il figlio dell’altra» è un film in cui la regista, ebrea di origini, ma atea, né palestinese né israeliana, è riuscita a raccontare una storia così piena di risvolti attraverso un dramma familiare ed umano intenso e toccante dal largo respiro e dallo sguardo aperto verso il futuro. Il tutto senza mai prendere posizione né impartire lezioni, soprattutto senza pretendere di trovare risposte alla questione diverse da quelle dettate dal cuore della gente comune che vive il conflitto in prima persona nella quotidianità, affidando l’unica speranza di una risoluzione alle donne e alle giovani generazioni.

La sensazione è che la Lévy abbia cercato in tutti i modi di non fare un film politico, ma di soffermarsi molto di più sul risvolto umano e familiare della vicenda, non una storia insomma che potesse contribuire ad esacerbare gli animi, ma solo unicamente raccontare cosa accade quando israeliani e palestinesi sono costretti a guardarsi negli occhi senza vedere dall’altra parte il nemico. Il film funziona sotto tutti i punti di vista grazie alla regia misurata e ariosa della Lévy e all’ottima prova del cast, un gruppo multietnico di bravi attori, capitanato da una straordinaria Emmanuelle Devos, che riesce a mantenere i toni in equilibrio senza mai esasperare le situazioni o prestare il fianco a facili sentimentalismi. Un ruolo cruciale è giocato dalle numerose suggestive scene girate ai piedi del muro che divide Israele dalla Palestina, scene in cui la tensione si fa palpabile, in cui si susseguono perquisizioni e controlli di sicurezza che generano angoscia e pathos tenendo lo spettatore col fiato sospeso, soprattutto verso il finale, ingabbiato nell’attesa incombente di un evento tragico che spazzi via tutte le premesse concilianti fatte fino a quel momento. Una tensione giustificata dal fatto che sino all’ultimo la regista è stata in dubbio sul finale, rinunciando all’impatto emotivo dell’attentato in favore di una conclusione sospesa che apre con speranza lo sguardo verso l’orizzonte.

Ad essere esplorato con grande delicatezza dal film è l’effetto destabilizzante che travolge le vite di due famiglie che non riescono ad accettare il fatto che il loro figlio biologico, la carne della loro carne e il sangue del loro sangue, sia stato cresciuto oltre le linee nemiche, e che le conseguenze della battaglia che hanno sempre portato avanti con convinzione si siano loro rivoltate contro per colpa di un bizzarro scherzo del destino. Figli cresciuti con ideali e possibilità diverse: uno costretto a diventare uomo prima del previsto mentre l’altro rimasto un po’ bambino perché cresciuto in un ambiente familiare super-confortevole, uniti dalla voglia di vivere la vita normale degli uomini liberi. E poi ci sono i due padri, assolutamente incapaci di comunicare tra loro, uomini sopraffatti dalla verità e dal rancore etnico che preferiscono fuggire anziché affrontare il problema. (http://www.saladegliartisti.com/3909/recensione-il-figlio-dellaltra-dal-21-marzo-in-sala)

Il figlio dell'altra - Locandina