«Dagli occhi al cuore: le immagini della misericordia» – «Cesare deve morire»: 4ª Serata cinematografica con dibattito

Nov

11

Ora: 18.45
Luogo: Salone «S. Elisabetta d'Ungheria» presso la chiesa «Sacro Cuore» di Catanzaro Lido

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Ve 11 nov 2016

4ª Serata cinematografica con la proiezione del film «Cesare deve morire»» e il dibattito a conclusione promossa nell’ambito della 3ª edizione del CineCircolo, all’insegna della misericordia, dal tema conduttore «Dagli occhi al cuore: le immagini della misericordia»; l’edizione organizzata dal Circolo Culturale San Francesco, patrocinata dal Parroco, p. Ilario Scali, e indirizzata a tutti, vicini e lontani. E’ la 68ª Serata di seguito, tra quelle conviviali e quelle cinematografiche, a partire dal 10 gennaio 2014.

 «Cesare deve morire»

cesare-deve-morire-scena-4Regia:  Vittorio e Paolo Taviani. Durata: 74’. Anno: 2012. Trama: All’interno del carcere di Rebibbia, i detenuti in regime di massima sicurezza hanno la possibilità di occupare le loro lunghe giornate partecipando a un laboratorio teatrale che mette in scena, per lo più, le opere di William Shakespeare. Durante le prove e l’allestimento del «Giulio Cesare», le vite degli improvvisati attori si intrecciano inevitabilmente con quelle dei personaggi interpretati, costretti a confrontarsi con temi come il potere, la mancanza di libertà, la colpa e il rimorso.

Cinedibattito: colpa e rimorso, giustizia e libertà

Recensione

cesare-deve-morire-scenacesare-deve-morire-scena-3Rapinatori, omicidi, criminali, camorristi. Li hanno condannati per questo, ma non liquidateli come mostri. Sono e restano uomini, anche e soprattutto dietro le sbarre di un carcere, quando è alla loro umanità che qualcuno decide di rivolgere la propria attenzione, come hanno fatto i fratelli Taviani, nel film «Cesare deve morire», con cui hanno trionfato a Berlino. Folgorati da uno spettacolo su Dante cui avevano assistito a Rebibbia, sono tornati nel carcere romano, chiedendo loro e al regista Fabio Cavalli che da dieci anni li guida in un laboratorio teatrale di mettere in scena il Giulio Cesare di Shakespeare, con i propri dialetti, le proprie esperienze di vita, i propri disastri personali. Prima i provini di selezione, poi le prove, infine lo spettacolo. Gran teatro, ma anche grande cinema, asciutto e visionario, distaccato e coinvolgente, con le due macchine in digitale che li inquadrano nei cortili, nei corridoi, nelle celle. Porte si aprono e si chiudono. Dentro e fuori da quelle stanze chiuse dove vivono e dove rientrano, sentendole sempre più strette da quando spiega un ergastolano che interpreta Cassio, sono entrati in contatto con il linguaggio profondo del teatro, cui hanno portato in dote le straordinarie ricchezze delle proprie miserie. Più veri quanto recitano e trasfigurano in dramma popolare il testo di Shakespeare, la congiura, il tradimento, il dubbio, echi collaudati e strazianti della loro vita da criminali, che quando indossano i loro panni, le loro maschere di detenuti. Un mondo in bianco e nero, come i colori di questo film che ha stentato a trovar produzione e distribuzione. Troppo intenso, “vero” per il nostro mercato. (A cura di Danilo Maestosi – http://www.cinemadelsilenzio.it/index.php?mod=film&id=16106)

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