«Christiane F. – Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino»: 9ª Serata cinematografica con «cocktail» [149]

Gen

25

Ora: 19-21.30
Luogo: Salone «S. Elisabetta d'Ungheria» presso la chiesa «Sacro Cuore» di Catanzaro Lido

Serata cinematografica, con la proiezione del film «Christiane F. – Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino», la cineconversazione «Cultura ‘underground’ e consumo della ‘roba’» e il «cocktail», la 9ª ed ultima Serata ideata all’interno della 7ª edizione del CineCircolo con il motto: «Negli spazi abitati dai giovani, per immagini», l’edizione ispirata all’Instrumentum laboris della 15ª assemblea generale ordinaria del Sinodo dei Vescovi sul tema: I giovani, la fede e il discernimento vocazionale, al Messaggio di Papa Francesco per la 33ª GMG 2018 dal titolo: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio» (Lc 1,30) e all’inno-lode Cantico delle creature di frate Francesco, promossa dal Circolo Culturale San Francesco ed aperta, a titolo gratuito, a tutti: soci, sostenitori, amici, vicini e lontani − la 149ª Serata di seguito, tra quelle cinematografiche e quelle conviviali, con decorrenza dal 10 gennaio 2014.

«Christiane F. – Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino»

Regia: Uli Edel. Genere: Drammatico. Paese: Germania. Anno: 1981. Durata: 138′

Trama: La quattordicenne berlinese Christiane scivola lentamente nell’abisso dell’eroina, giungendo a prostituirsi per la dose quotidiana e a ridursi a una nullità, ma, mentre gli amici che la circondano cadono irrimediabilmente nella spirale della droga, per Christiane sembra accendersi una luce di speranza. Lavoro dai toni fortemente drammatici, di taglio televisivo, quasi cronachistico, privo di fronzoli, realistico e crudo, ma al tempo stesso freddo e distante nella pura e semplice descrizione della tragedia. Il film nasce dalla storia vera di Christiane, raccolta in un’intervista e diventata un bestseller in Germania.

Cineconversazione

Cultura ‘underground’ e consumo della ‘roba’

Programma della Serata

  1. Videoclip «Droga, giovani e musica. Perché i giovani usano la droga?» (6:16’)
  2. Parole di benvenuto e presentazione del programma
  3. Note sul film e sul tema della cineconversazione + video «Di droga si muore, fermatevi» (3:18’)
  4. Proiezione
  5. Cineconversazone «Cultura ‘underground’ e consumo della ‘roba’»
  6. Comunicazioni relative al Circolo
  7. Recita della Preghiera della 34ª GMG (Panama, 22-27 gennaio 2019)
  8. Foto di gruppo e «cocktail» [In sottofondo: videoclip «Inno GMG Panama 2019 – ‘Per me si compia la Tua parola’» (4:07’) e «Jesus Christ you my life» (5:45’)]

Recensioni

♠ Christiane F. – Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino è uno dei capisaldi del cinema sulla droga, trasposizione cinematografica del libro autobiografico scritto da Christiane Felscherinow con l’aiuto di K. Herman e H. Riech, due giornalisti che realizzarono un’inchiesta sul rapporto tra i giovani e le droghe nella Germania degli anni ’70. Il film di Uli Edel, uscito nel 1981 (dunque a breve distanza dagli eventi raccontati), arriva oggi in una curata edizione «home video» grazie a Koch Media, e quindi non possiamo che approfittarne per recensirlo e consigliarvi di recuperarlo.

La pellicola racconta la storia di Christiane, una quattordicenne trasferitasi a Berlino con la madre e la sorella. Christiane è una ragazza come tante che il sabato sera frequenta il Sound, una delle principali discoteche della sua città, e ha una grande passione per la musica di David Bowie. Christiane e la sua amica Kessi in discoteca fanno la conoscenza di Bernd, Axel e Detlef, giovani che vengono dalla provincia berlinese e che passano il loro tempo tra locali notturni e piccoli furti, e ne nasce una frequentazione regolare. Segretamente innamoratasi di Detlef, Christiane prima tenta di dissuaderlo dal drogarsi, e in particolare dal fare uso di eroina, poi nel tentativo di impressionarlo prova anche lei a consumare eroina per la prima volta convinta di poter mantenere il controllo sulla situazione. I due entrano così nel tunnel della droga e per procurarsi le dosi si prostituiscono alla stazione dello zoo di Berlino.

Christiane F. – Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino è diventato uno dei film più iconici della sua epoca, essendo entrato nella cultura popolare degli anni ’80 grazie alla notorietà raggiunta dal libro e soprattutto alla presenza di David Bowie nel film sia in veste di comparsa sia come accompagnatore musicale dell’intera pellicola, dato che tutta la colonna sonora è composta quasi esclusivamente da sue canzoni. È un film di formazione che racconta con grande sincerità e crudezza un’epoca intera, una sorta di grande calderone in cui sono presenti tutti gli elementi della cultura pop e urbana di fine anni ’70: discoteche, metropolitane, adolescenti annoiati e la grande piaga dell’eroina.

Spesso il film di Edel è stato attaccato perché ritenuto colpevole di non portare un vero messaggio contro la droga e di offrire un racconto estetizzato della tossicodipendenza. La realtà è che Christiane F. – Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino è un film che fa della sua semplicità e della sua schiettezza le sue armi principali, non tenta di dare un taglio morale alla vicenda ma si limita a lasciar emergere ciò che era presente nel libro, quindi la realtà vissuta da Christiane.

Il film si sviluppa per intero all’interno della periferia urbana di una metropoli come Berlino, spesso inospitale e arida, in cui le persone e in particolare gli adolescenti riflettono questa aridità nei rapporti umani. È la noia il sentimento dominante, e sono proprio la noia e la mancanza di prospettive a rendere appetibile il consumo di droghe anche tra i più giovani, che scambiano la dipendenza con l’evasione da una realtà opprimente. A oltre trentacinque anni di distanza, il messaggio di Christiane F. – Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino non è più così iconoclasta, e la realtà di molte periferie non è affatto distante da quella raccontata nel film (certo non a causa del film stesso). Di certo la pellicola non è priva di difetti, anzi spesso la sceneggiatura tende ad essere troppo lacunosa e sbrigativa, e alcuni attori (che comunque all’epoca non erano professionisti) offrono prestazioni non sempre convincenti. Nonostante questo Christiane F. – Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino si dimostra ancora oggi attuale, non retorico e provocatorio. Un film diretto, crudo e raccontato con lo stesso tono ingenuo dei suoi protagonisti, la cui fama ne testimonia la capacità di parlare anche a tutte le generazioni successive a quella di Christiane. Un disco da avere nella propria collezione. (Andrea Sorichetti)

 

♠ Discreta resa del libro scandalo. Il film è tratto da un “racconto confessione” che fece molto clamore all’epoca. È la storia di una ragazzina di quattordici anni che piomba nel tunnel della tossicodipendenza. Il regista riesce a mediare bene gli eventi, in modo che risultino “veri”. Tuttavia c’è qualche pecca non indifferente, sempre addebitabile alla regia che talvolta non lascia apprezzare il film in tutta la sua interezza, causando qualche perplessità. Ad esempio, il regista mostra scarsa conoscenza degli effetti delle droghe, che sembrano tutte creare gli stessi sintomi immediati (di assopimento), mentre non è così. Non bisogna essere consumatori di droghe per sapere che gli effetti provocati da consumo di cocaina portano “galvanizzazione” ed euforia, quelli conseguenti all’assunzione di eroina provocano distaccamento totale dalla realtà. Non è un passaggio superfluo, perché intanto un regista deve conoscere i fenomeni che descrive (soprattutto se così risaputi). Inoltre, rende malissimo il passaggio da una sostanza stupefacente ad un’altra. Elemento riscontrabile anche per chi ha letto il libro dal quale è tratto il film. In ogni caso la “resa” della regia presenta anche altri difetti: non vengono minimamente delineati i rapporti familiari, o meglio la causa del “vuoto” affettivo che porta la ragazza adolescente a stare sempre fuori casa facendo una vita quasi da viandante. Il film è anche eccessivamente lungo, e tendente alla monotonia, sempre con le stesse battute che si rifanno allo “smettiamo”, “non ce la faccio, mi serve una dose”, e il perbenistico quanto poco realistico: “Non iniziare, pensiamo tutti che è facile smettere e non è così”. La regia (Ulrich Edel) è comunque abile a sottolineare le cause psicologiche che sottostanno all’escalation “malata” della teenager. Christiane è una ragazza sola, che si innamora di un ragazzo ed è spinta, per via della sua attrazione verso di lui, ad emulare ogni suo comportamento, anche quelli più degradati come masturbare le persone per procurarsi i soldi per una dose. Tirando le somme il film non è mediocre, ma neanche troppo buono. È un discreto film, da guardare senza eccessive pretese. (dodo)