Canto di gratitudine

«Exploit» di pubblico, venerdì 17 novembre 2017, al Circolo, per la 5ª Serata conviviale con «aperitivo» dal titolo «Gratitudine per i doni della creazione», la 104ª di seguito, ideata in concomitanza con la 67ª Giornata Nazionale del Ringraziamento e celebrata domenica scorsa, il 12 novembre, come «invito a guardare ai frutti della terra e all’intera realtà del mondo agricolo nel segno del rendimento di grazie», ma anche come «memoria viva ed efficace della rinnovata risposta degli agricoltori ai doni del Signore», e in preparazione alla 1ª Giornata Mondiale dei Poveri istituita al termine del Giubileo della Misericordia nella Lettera apostolica «Misericordia et misera» da Papa Francesco per stimolarci a «reagire alla cultura dello scarto e dello spreco, facendo propria la cultura dell’incontro». Una Serata speciale, con il programma speciale, tra le due domeniche speciali, nel luogo speciale: Salone «S. Elisabetta d’Ungheria», e nel giorno speciale: giorno di festa di s. Elisabetta, definita «Regina dei poveri» o «Madre Teresa del 1200», fedele discepola di frate Francesco, «testimone della genuina povertà».

Alla tavola rotonda sono intervenuti ospiti di eccezione: Beniamino Donnici, psichiatra e psicoterapeuta, già colonnello medico dell’Esercito e già assessore al Turismo e Beni Culturali della Regione Calabria e parlamentare europeo, autore del libro «7 giorni. Diario dall’Isola di S. Giulio in dialogo con Madre Cànopi» (Edizioni Paoline, 2016); Stefania Rhodio, coordinatrice regionale del Rinnovamento nello Spirito Santo; Mario Caccavari, perito chimico presso l’Istituto Tecnico Industriale «Guido Donegani» di Crotone, pensionato felice. La loro notorietà ha richiamato moltissimi intervenuti, che hanno preso d’assalto il Salone, che per le sue troppo piccole dimensioni ha reso impossibile la partecipazione di tutti. Gli interventi dei tre protagonisti sono stati seguiti con alto interesse. La platea più volte ha applaudito le loro narrazioni, esposizioni, suggestioni…

La foto di gruppo ha cristallizzato i presenti in una atmosfera gioiosa di ringraziamento, mentre il M° Luigi Cimino, in sostituzione di Ghenadi, ci ha fatto ascoltare, in sottofondo, dai video musicali, tre canti: «Lode al nome tuo» − il canto tratto dal CD «Grazie», «Stai con me» − il canto interpretato da Stefania Rhodio e Renato Cusimano nella trasmissione di don Francesco Cristofaro «Nella fede della Chiesa» su «Padre Pio TV», e il «Canto del mare» di mons. Marco Frisina.

La Serata si è conclusa con una piccola rinuncia alla solita pizza, visto che il Circolo ha voluto rimanere solidale con i poveri e in sintonia con la loro 1ª Giornata Mondiale. Il buffet comunque è stato offerto dalle signore affezionate al Circolo. Si è festeggiato anche l’onomastico di Elisabetta Guerrisi che ha voluto offrire dei pasticcini in onore della sua santa Protettrice, pur non potendo essere presente, perché è già rientrata nella sua Roma per impegni improcrastinabili.

A tutti un immenso grazie.

(tc/pa)




Usciremo alla gloria… e l’amore sarà pieno

Le ‘acrobazie’ del Circolo sono alla fine sempre premiate. Venerdì 10 novembre 2017, la 103ª Serata di seguito − 4ª cinematografica della 5ª edizione del CineCircolo − ha visto, come la precedente, un inatteso “ritocco” nel programma. La pellicola «Il superstite» di Paul Wright è stata felicemente sostituita con un’altra: L’attesa di Piero Messina, lasciando invariato comunque l’impianto generale del programma e il tema della conversazione: Lutto. Ospite d’eccezione, presente all’intera Serata, don Vincenzo Lopasso, professore e direttore dell’Istituto Teologico Calabro «S. Pio X», biblista di chiara fama, salutato a metà della proiezione anche dal gruppo parrocchiale del Rinnovamento nello Spirito con la responsabile Giulia Ariosto.

La Serata ha avuto inizio con un video musicale «Amazing Grace» («Grazia incredibile») di John Newton, su cui lapide nel cimitero di Londra sono incise, per sua volontà, le parole pronunciate poco prima di morire (1807): «John Newton, ecclesiastico, un tempo un infedele e un libertino, servo degli schiavisti in Africa, fu, per grazia del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo, conservato, redento, perdonato e inviato a predicare quella fede che aveva cercato di distruggere».

Ha seguito dunque la proiezione del lungometraggio di Piero Messina, regista siciliano, classe ’81, allievo di Paolo Sorrentino, un altro che ha più fan tra gli spettatori che critici a favore. Un film con un vuoto, un buco, un assente in mezzo: il figlio morto della matrona fatto diventare il fidanzato “lontano” della ragazza francese, da rimpianto a desiderio. Il cinema di Messina, così acerbo, eppure così vivo e orgogliosamente borghese, si struttura attorno a questo vuoto, lo guarda e ne ha paura, lo costeggia e lo nasconde, ne sta alla larga. E mette continuamente in scena questa dinamica, i drappi di velluto sugli specchi, le finestre chiuse, la processione mascherata e ovviamente le bugie della protagonista. Accattivante la colonna sonora: pezzi originali del regista e pezzi celebri, come Missing di XX e Waiting for the Miracle di Leonard Cohen. Gli uomini sono sempre muti o di passaggio. Il mondo è delle Madonne e per il loro patire. A parere di Gianluca Arnone, giornalista e critico cinematografico, è «un film di donne e di fantasmi, di crepe e vertigini di cuore, e di manipolazioni, per schermare il dolore, truccare la vita. Ispirato a una novella pirandelliana e ambientato in una villa decadente nell’aspra campagna siciliana (Chiaramonte Gulfi), L’attesa ricorda un po’ il Godot di Samuel Beckett e molto L’avventura antononiana, dove la sparizione di Lea Massari era il motore del racconto e la stessa ingegneria poetica del film».

E’ ‘oscenamente’ bello, senza la bara e il carro funebre, ma con due donne, Anna e Jeanne, unite da un lutto da esorcizzare. Brava Juliette Binoche dal volto sofferente e magnetico, ma che sorpresa Lou de Laâge dal volto ingenuo e candido! Anna vive in una grande villa nella campagna siciliana, ancora allestita a lutto, quando riceve la telefonata di una ragazza Jeanne, ragazza del figlio Giuseppe, che l’ha invitata a passare qualche giorno da lui. Anna la invita volentieri, anche se il figlio non c’è. È come sparito, ma entrambe sono disposte ad aspettare il suo arrivo che forse non ci sarà mai. Ciò che gli altri sostengono debba scorgersi in filigrana, Messina lo fa traboccare, con un tripudio di effetti estetizzanti e continue sovrapposizioni di luci e suoni, in superficie, esteriorizzando i sentimenti e raccontando l’assenza con la sovrabbondanza stilistica, il vuoto con il pieno. «Questo film nasce da ricordi d’infanzia – confida il regista −, da una serie di suggestioni e soprattutto da una cosa che mi ha raccontato un amico, ovvero la storia un padre che, dopo la morte del figlio, aveva deciso di non parlarne tanto che a un certo punto anche chi gli era intorno faceva finta che quel fatto non fosse mai davvero accaduto». «È terribile – aggiunge – nei funerali vedere tante persone, anche bambini, che piangono verso un pezzo di legno. Così è anche possibile decidere di credere a una cosa che è al di là della realtà».

La verità della morte, nascosta ai più, dura e incomprensibile, ha ricevuto una luce. Gesù risorto ha svelato il suo mistero. Siamo immortali, nati per la vita duratura, perenne, eterna. Questo del resto spiega l’inaudita sproporzione tra il nostro desiderio di felicità e ciò che riusciamo ad ottenere in questa vita. Siamo immortali nel momento del nostro concepimento, e questa vita ci è data per scoprire la nostra autentica dignità, la misura della grandezza della nostra chiamata, il nostro destino immortale. Il cimitero allora non contiene il loculo del destino ultimo del singolo uomo. Non è una buca nera del nulla e, conseguentemente, la storia non è la “fossa comune” dell’intera famiglia umana. Questa è la nostra granitica fede: la nostra tomba, per la potenza della risurrezione di Cristo, diventerà una culla, da cui usciremo alla gloria. Per la sua risurrezione, «una parola prima quasi impronunciabile e poi grido da irradiare dai tetti del mondo», come ha detto il 3 novembre 2014 Papa Francesco, durante la Messa presieduta nella basilica di S. Pietro, in suffragio dei cardinali e vescovi defunti nel corso dell’anno. La risurrezione: in Cristo questo mistero così grande, decisivo, sovrumano «non solo si rivela pienamente, ma si attua, avviene, diventa per la prima volta e definitivamente realtà». In quell’istante zero la fede cristiana conquista la sua unicità. Egli è risorto, anzi, egli è la risurrezione. Per il cristiano allora il problema è quello di guardare in faccia la morte, di non mutarle nome, di vigilare perché non si taccia su di essa, ma anche di impedire che si enfatizzi fino a ritenerla la forma unica e ultima della realtà. La morte, «sora nostra morte corporale» (Cantico delle creature, v. 12: FF 263), va vista come passaggio verso un’altra dimensione di questa stessa vita, verso la pienezza che Dio desidera darci: l’amore sarà pieno e totale.

Dopo le comunicazioni relative al Circolo e l’annuncio del prossimo evento, è risuonato quindi il gioioso «Hallelujah», cantato da Artem, Julia, Marsel e Xenia, fantastici bambini russi.

Una Serata triste, ma al contempo lieta, ricca di contenuti, vivace e stimolante per noi e per il pubblico. Alla prossima. L’appuntamento è a venerdì 17 novembre, con la Serata conviviale dal titolo: «Gratitudine per i doni della creazione».

 

pa/tc

 




Famiglia – sede dove si coltiva il rispetto…

Una Serata eccezionalmente bella e interessante, quella che si è tenuta venerdì 3 novembre 2017, la 4ª conviviale con «aperitivo» dal titolo: «Famiglia − sede della cultura della vita e luogo dove si coltiva il rispetto per l’ecosistema locale e la protezione di tutte le creature» (Laudato si’, n. 213), ideata nell’ambito della 5ª edizione del WikiCircolo ed offerta dal Circolo a chi abbia inteso accogliere l’invito a parteciparvi. Nel corso del programma, come sempre caratterizzato da varietà e molteplicità di aspetti, alla tavola rotonda sono intervenuti ospiti d’eccezione: Antonio e Carmela Sità, Ninetta Crea, Maria Le Pera e Alex Scicchitano.

I coniugi Sità − lui ingegnere e consulente di direzione e lei docente di matematica e di fisica −, entrambi collaboratori dell’Ufficio diocesano per la pastorale della famiglia e promotori del progetto «Mistero Grande» nella parrocchia catanzarese «S. Teresa di Gesù Bambino», alternandosi al microfono, hanno illustrato, con il supporto della suite Office PowerPoint e un filmato personale, il loro impegno nel sostenere quelle coppie di sposi che, nel desiderio di vivere pienamente la grazia del sacramento del matrimonio, sperimentano la bellezza del «far Chiesa in casa».

Alex Scicchitano, studente di sociologia all’Università degli Studi «Magna Graecia» di Catanzaro, con il suo brillante intervento ci ha portati a riflettere sul cambiamento culturale che ha interessato la famiglia partendo dai secoli scorsi, quando vigeva ancora il patriarcato dispotico ed oppressivo, e giungendo alla rivoluzione culturale che ci ha consegnato la famiglia attuale, con le sue conquiste e le sue fragilità.

Ninetta Crea, insegnante in pensione, ha condiviso con noi la sua esperienza scolastica a contatto con bambini e ragazzi e la sua attenzione alla loro formazione orientata a guardare l’altro come persona da rispettare e l’ambiente naturale come bene comune da salvaguardare e custodire.

Infine, Maria Le Pera, anch’essa insegnate in pensione, ci ha ricordato come la scuola già venti anni fa si preoccupava di sensibilizzare le giovani coscienze su argomenti che adesso sono di attualità scottante, come ad esempio il risparmio energetico, il riciclo di materiali, la solidarietà, l’educazione al rispetto dell’altro e all’alleanza tra l’uomo e la terra, in una reciprocità da riconoscere davanti a luoghi dove la bellezza esteriore si è fatta segno di una bellezza interiore, ma anche davanti ai tristi scempi dell’ambiente naturale, provocati dal peccato degli uomini.

La famiglia e la scuola: sono questi gli ambiti in cui si forma la personalità del ragazzo. La famiglia comunque ha l’importanza centrale per un’autentica crescita umana, perché «costituisce la sede della cultura della vita». «Nella famiglia − scrive Papa Francesco nell’enciclica Laudato sì’ − si coltivano le prime abitudini di amore e cura per la vita, come per esempio l’uso corretto delle cose, l’ordine e la pulizia, il rispetto per l’ecosistema locale e la protezione di tutte le creature. La famiglia è il luogo della formazione integrale, dove si dispiegano i diversi aspetti, intimamente relazionati tra loro, della maturazione personale» (n. 213).

Un incontro istruttivo che ha tenuti “attenti” ed affascinati i partecipanti. Molti gli applausi indirizzati ai relatori. Rimane un senso di dispiacere per tutti coloro che si sono fatti sfuggire un incontro così educativo ed edificante. Il Circolo tuttavia non demorde, ma continua a cogliere i segnali positivi, trasmettere l’ottimismo e la fiducia, elargire la cultura alla portata di tutti, insistendo nel chiamare a parteciparvi in gioiosa armonia. (tc/pa)